La porti un bacione a Firenze

Genoa Fiorentina 1 a 0. Ieri cantavano “un’ora sola ti vorrei”, oggi “la porti un bacione a Firenze”. Da brodo di giuggiole la gara con la Viola per il Vecchio Balordo non solo per il risultato ma per la prestazione della squadra. Partita avvincente sotto l’aspetto agonistico, tecnico e tattico. Il pubblico del Tempio si è divertito anche se c’è stato qualche “pisquano” sempre pronto a rimarcare il minimo errore dei rossoblu con sospiri e fischi prendendosi anche i rimbrotti di Capitan Burdisso.

Notiziario: serata fredda con forte vento di tramontana, terreno all’apparenza in buone condizioni, molto scivoloso, situazione accentuata dal fatto che i calciatori non usano più tacchetti di metallo ma di plastica. Presenti il Presidente, Zarbano, Milanetto, la componente femminile, Paola Preziosi con Leonardo imbacuccato dentro la carrozzina. Nessun striscione visto. Spettatori paganti 2610 di cui 391 fiorentini nella gabbia lato sud. Tribuna d’onore quasi vuota.

Juric è stato di parola. Alla vigilia alla domanda “come si prepara una gara di 62’ più recupero” aveva risposto: “come una gara normale: correndo dal primo minuto all’ultimo”.

Il Genoa ha incatramato la viola per 62’ continuando a far vedere quello lasciato l’11 settembre nei 28’ minuti giocati: raddoppio sistematico sul portatore di pallone, tutti con compiti precisi in fase di possesso e no, riducendo al minimo gli spazi disponibili, cercando di riconquistare il pallone e andare in profondità. Operazione riuscita bene perché mettendo loro pressione i gigliati sono stati indotti facilmente all’errore. Già scritto nel pezzo di presentazione della gara che il fiato rappresenta le fondamenta su cui costruire ma poi a fare la differenza servono tecnica e tattica: tutto ciò si è visto nella prestazione di Veloso nel ruolo di metronomo e non di acchiappa palloni e cartellini per falli tattici. La gara con la Fiorentina ha rimarcato che Cofie fa giocare bene chi si trova vicino: con la Juventus Rincon, contro i toscani Veloso.

La sua semplicità, sempre con il sorriso sulle labbra, trasmette serenità, un braccio armato nel centrocampo di Juric. Veloso e Cofie con l’aiuto di quel satanasso di Rigoni nel cuore del gioco hanno vinto ogni duello, non portando il pallone nelle mischie, sempre essenziali nei tocchi, precisi e portati a cercare la profondità. Belli gli esterni, Lazovic, finalmente in gol, Laxalt, sempre ciondoloni e mai morto nel fare le due fasi di gioco. Ocampos e Ninkovic daranno qualcosa di più. Gio Simeone senza gol ma sempre più centravanti del futuro, si è battuto con accanimento degno del Cholo. Generoso, non ha fatto giocare i difensori centrali con lanci lunghi a superare la metà campo, bravo anche nel portare via gli avversari per fare spazio alle incursioni centrali dei compagni.

La difesa rossoblu è un muro, Izzo bravo nel difendere e nell’impostare. Quando parte crea sempre superiorità numerica. Alcuni suoi interventi in anticipo ai più vecchi avranno ricordato “palla di gomma” Becattini nel giorno del suo ricordo. Capitan Burdisso, un’icona del difensore centrale, ha scoraggiato qualsiasi avversario che gli passava accanto. Munoz, come canta Carboni, è da “ci vuole un fisico bestiale”: di piede, di testa e anche di petto ha fermato ieri qualsiasi avversario.

La Fiorentina, nessuno in Tribuna stampa dei giornalisti arrivati da Firenze ha capito la formazione mandata in campo da Sousa. Il portoghese ha voluto fare un ampio turnover vista la lunga serie di gare giocate, forse impaurito dall’aggressività del Genoa, e ha messo in campo una accozzaglia di modulo. Per non sopperire sulle corsie laterali ha schierato sulla corsia di sinistra due terzini di ruolo, ha fatto giocare Vecino, per la prima volta da trequartista per tamponare Veloso; non contento ha schierato anche Zarate centravanti apparso fuori ruolo e impacciato nel giocare spalle alla porta. Tutti si chiedevano: turnover perché ritiene il Genoa inferiore alla Lazio che dovrà affrontare domenica oppure perché ha le valigie pronte a fine anno?

Indipendentemente dalla Viola del primo tempo non quadrata anche nel secondo tempo con Kalinic e gli altri due sostituti il Genoa non ha mai ballato eccetto per una traversa della disperazione di Zarate con un tiro da 25 metri: ogni ripartenza dei rossi e blu erano dolori.

Uscendo dal Ferraris è difficile non dirsi fieri di questi Grifoni dopo quanto si è visto ed anche sofferto, meno rispetto di altre gare, anche quando Sousa ha colorato il quadro Viola con quattro attaccanti nell’ultimo quarto d’ora del secondo tempo. Quadro insofferente come i Macchiaioli toscani.

Adesso Juric e compagnia giocano  due gare per abbellire  l’Albero Natalizio con altre palline rossoblu.