Come la scuola Ajax cambiò il mondo

Premessa: In Olanda non sono di certo famosi per le parole semplici, basti pensare che un banalissimo ‘Mi Scusi’ si pronuncia ‘Mag ik even uw aandacht’. Poi, onde evitare incomprensioni o scomodi giochi di parole, la maggior parte dei cittadini si serve di un più laconico e diretto ‘Pardon’, ma meglio non addentrarsi in argomenti di linguistica che non ci competono e che non conosciamo.

Quando si parla di calcio, però, i Paesi Bassi sono chiari ed organizzatissimi. Sebbene tutto il territorio sforni da generazioni non pochi talenti che fanno le fortune di mezza Europa, concentriamoci sulla squadra che ha creato un modello divenuto famoso in tutto il mondo: l’Ajax di Amsterdam.

Quattro lettere per un solo obiettivo:

  • T come tecnica;
  • I come intuito;
  • P come personalità;
  • S come speed, ergo velocità.

Il segreto qual è? Organizzare gli allenamenti in maniera funzionale, lavorare su tutti gli aspetti utili ad un calciatore, fare si poi che vengano riproposti sul campo ogni settimana.

Il rapporto tra crescita ed allenamento resta un punto cardine della filosofia biancorossa; se un bambino cresce in media 7 centimetri ogni 12 mesi, nel corso degli anni questo rapporto può non essere costante creando degli squilibri fra giovani della stessa età.

È questo il motivo per cui durante i primi anni bisogna aiutare a crescere i bambini tecnicamente più che fisicamente; allenamenti per curare forzavelocità e resistenza sono infatti più efficaci se eseguiti nell’età dello sviluppo (tra i 12 ed i 15 anni) o, addirittura, negli anni immediatamente seguenti.

 

Prima si impara quindi a giocare con il pallone, ad averne totale controllo ed a conquistare consapevolezza nei movimenti, senza trascurare del tutto la crescita fisica ma riservandole uno spazio meno invasivo.

Anche l’importanza dei passi svolge un ruolo fondamentale nei primi allenamenti della scuola Ajax, perché la coordinazione nei piedi si sviluppa e si migliora con più difficoltà rispetto a quella delle mani, oltre a ciò ogni giocatore deve sapere esattamente come muoversi, farlo nel minor tempo e nel miglior modo possibile.

A questo scopo subentrano gli ostacoli, che ‘obbligano e costringono il giocatore a modificare la lunghezza dei loro passi’.

Torniamo al principio: se ogni esercizio individuale deve essere riversato in campo e riproposto in maniera utile alla causa collettiva, ecco che anche il movimento ed i passi di ogni giocatore devono combaciare con tutti gli altri spostamenti della squadra, creando un perfetto mix tra solismo e partecipazione. Una macchina perfetta: insomma, il calcio totale dell’Ajax.

 

TEST PER VALUTARE LA CRESCITA – Shuttle Run – VIDEO

 

Sebbene non manchino le attenzioni per fisico e velocità, in campo è il pallone a regnare sovrano. Se i giocatori capiscono questo, se nei primi anni di scuola-calcio hanno davvero imparato a governarlo in maniera totale e se riescono a proteggerne il possesso grazie alla crescita fisica che li ha resi più possenti ecco che il gioco è sostanzialmente fatto.

Proprio il pallone ‘comanda’ durante la partita e solamente da lui partono le linee di passaggio da cui dipendono i movimenti dei giocatori, che devono sapersi muovere al posto giusto nel momento giusto, senza dissipare energie invano.

“La palla è una sola, quindi è necessario che tu ce l’abbia tra i piedi” diceva Johan Cruijff.

 

Tratto dal canale YouTube ‘World of Football’

 

La forza di velocità è un altro filo conduttore della filosofia chiamata Ajax; saper fare un esercizio e quindi un’azione in maniera rapida garantisce un’arma in più nelle tasche del giocatore. Oltre a questo, un giocatore perfettamente integrato in squadra deve aver imparato a muoversi in maniera differente in base alla presenza o meno del pallone fra i piedi, perché non si può correre per 90′ facendo passi tutti uguali.

A proposito di velocità, si divide in 4 tipologie:

  • di azione;
  • di giudizio in una situazione;
  • di piedi;
  • di movimento.

Proviamo a riassumerla con una GIF animata, un’azione proprio dei biancorossi di Amsterdam: il giocatore evidenziato sfrutta con intelligenza l’errore individuale del compagno muovendosi rapidamente per eludere il difensore avversario – ancora in fase di recupero – e beffare il portiere.

Video tratto dal canale YouTube ‘World of Football’

 

Chi fa passi lunghi ha meno contatto con il suolo e può perdere facilmente l’equilibrio, mentre muovendosi di piccolo trotto si ha un maggiore controllo del terreno e della situazione.

Rafael van Der Vaart, concentrandosi su giocatori relativamente ‘recenti’, incarna alla perfezione la figura del geometra del centrocampo, dotato di una tecnica immensa nonostante un fisico poco affidabile.

Le statistiche dei suoi passaggi (fornite da WyScout.com) dimostrano come si tratti di un giocatore consapevole di ogni tocco, interprete quasi perfetto di quel T.I.P.S. che sta per tecnica, intuito, personalità e velocità.

 

Tratto da WyScout.com

 

Un altro giocatore capace di adattarsi in maniera perfetta a questo cambiamento di movimento e di rapidità è senza dubbio Arjen Robben, compagno proprio di van Der Vaart al Real Madrid e fenomeno indiscusso nei cambi di passo, strappi che lo rendono a tratti imprendibile.

 

 

La velocità deve sempre essere funzionale alla situazione che si presenta di fronte al calciatore. Devi saper attendere, ripartire e fermarti senza compromettere arti e muscoli, cosa che non sempre accade in campo e causa di molti infortuni.

Sapersi muovere in campo viene qui considerato un requisito fondamentale, saperlo fare in armonia con il resto della squadra rappresenta invece un’arte.

Ma come ha fatto quindi l’Ajax a diventare una scuola calcio così prestigiosa? Non devo certamente essere io a dare una risposta definitiva, anche perché i fattori restano tanti e piuttosto variegati. Cercandone alcuni tra la folla, tuttavia, non si può non posare l’accento sulla costanza e l’innovazione dei lancieri olandesi, capaci di separare in maniera propedeutica e calcolata la mente che pensa dal corpo che agisce. Da una parte la tecnica e dall’altra il movimento, da una parte le idee e dall’altra i mezzi con cui metterle in atto nel minor tempo e nel miglior modo possibile. La mente va stimolata, il corpo va sviluppato.

Niente di strano insomma, niente di particolarmente complicato come invece potrebbe risultare un ‘Mi Scusi’ pronunciato in olandese, fatto sta che la scuola dell’Ajax è ancora oggi un esempio per tutti e da tutti viene rispettata. Si gioca per un bene comune, nessuno escluso, anche perché ogni sforzo individuale deve essere utile alla squadra, ogni giocata non deve mai essere fine a sé stessa. Forse perché si gioca in 11 e non da soli, forse perché ‘la qualità senza risultati è inutile’.

In uno sport dove non esistono certezze l’Ajax ha avuto il merito di trovare quattro punti cardinali: tecnicaintuitopersonalità e velocità. Quattro basi su cui lavorare fin da piccoli, qualità imprescindibili e capaci di rendere ogni giocatore un punto fermo e fondamentale in un disegno più grande chiamato ‘squadra’.

Nella speranza che proprio questi 11 punti, una volta uniti fra loro, lascino sul campo un capolavoro di colori e sfumature.