Cambiare tutto perché nulla cambi

Cambiare tutto perché nulla cambi” si diceva nel Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Con l’ultima sessione di calciomercato non è che le cose siano andate poi tanto diversamente.
Acquisti altisonanti non ve ne sono stati, eccezion fatta per le cifre bulgare spese per Gagliardini nel suo trasferimento all’Inter o quelle messe sul tavolo per portare Pavoletti a Napoli, attaccante che ancora di recente si è goduto dalla tribuna del Bernabeu l’ottavo di finale della sua nuova squadra, vedendosi preferito il rientrante Milik.

Quasi nessuna formazione di Serie A ha fatto acquisti che risultino già decisivi per la propria classifica e per il proprio rendimento. Fanno eccezione Milan e Atalanta, dove Deulofeu e Cristante si sono messi già a disposizione dei loro tecnici offrendo ottime prestazioni con assist e gol. Perché poi, alla fine di tutto, è con questi due fondamentali tecnici che si può fare la differenza in una squadra.

A Bergamo, oltre a Cristante, è arrivato anche l’ex Bologna Mounier, prima trasferitosi al Saint-Etienne ma subito ricacciato indietro dai suoi nuovi tifosi per aver militato, anni prima, nel Lione (e non senza aver fatto esternazioni un po’ velenose nei confronti della squadra biancoverde). Assieme al francese anche Gollini, ex portiere di Verona ed Aston Villa, e Hans Hateboer, classe ’94 e grande prospetto del calcio olandese.

Intanto una storia analoga a quella di Mounier toccava Cagliari all’arrivo di Ibarbo, di ritorno dopo due e anni e mezzo di lontananza: anche in questo caso una parte dei tifosi rossoblu non ha preso benissimo il ritorno dell’attaccante colombiano il quale aveva abbandonato la causa cagliaritana per andare alla Roma in una situazione che lo avrebbe dovuto vedere infortunato, ma che all’arrivo nella Capitale lo vide riprendersi in men che non si dica. E i tifosi, memoria lunga, non se lo sono dimenticati.

A Bologna è successo poco o nulla in sede di mercato salvo l’arrivo dell’ex Trapani Petkovic, il trascinatore di quel Trapani che con Cosmi aveva rischiato di raggiungere la Serie A. A Bologna sono più che altro gli infortuni che più di tutti stanno condizionando la squadra di Donadoni, a cui il mercato non ha dato pressoché nessun aiuto. A Crotone intanto, messi da parte alcuni acquisti di prospettiva come Kotnik o Acosty, Nicola continua a fare affidamento sugli uomini del girone d’andata: ci sono troppi punti di distanza per sperimentare subito quanto ricevuto “in dono” dalla sessione invernale di calciomercato.

Le milanesi hanno invece cambiato più di altre, l’Inter per narcisismo e il Milan per necessità visti gli infortuni di De Sciglio e Bonaventura. Su sponda rossonera sono arrivati Deulofeu, sempre titolare dal suo arrivo, e Ocampos, finora impiegato da titolare una sola volta a Roma contro la Lazio. A dare qualche scrollone in più è stato soprattutto l’esterno d’attacco spagnolo ex Everton, canterano del Barcellona persosi un po’ per strada e deciso a ritrovarsi sotto le palme del Duomo di Milano.
L’Inter, dal canto suo, ha insistito molto per avere Gagliardini e schierarlo subito nel centrocampo di Pioli come mezz’ala: impiego e rendimento costanti, da calciatore già rodato sui campi di Serie A, e Inter soddisfatta dell’acquisto fatto. Sorridono anche le casse dell’Atalanta, che oltre a Gagliardini assicura un futuro da grande anche a Caldara, già venduto alla Juventus ma destinato a restare in prestito agli orobici sino a giugno 2018. Per Kessié c’è la fila, ma si attenderà l’estate per decidere il suo futuro.

Ed è qui, con Caldara e Kessié di mezzo, che si apre il capitolo Juventus, dove il vero acquisto di gennaio era l’attesa per il rientro dall’infortunio di Marchisio. Poi è arrivato anche Rincon, quello sì, ma anche in questo caso l’impiego sino ad ora è stato limitato: per il venezuelano soltanto un assist ad Higuain nella trasferta di Crotone. Alla Juventus le massime del “Gattopardo” si materializzano molto più facilmente che in altre società.

Al Genoa andrà comunque fornita la palma di squadra con i maggiori rivolgimenti di formazione. A neppure un mese dalla fine del mercato, malgrado una striscia di risultati negativa, in sede di calciomercato la società ha comunque operato meglio di quanto non sembrasse all’inizio: i risultati non premiano il lavoro di Juric e della dirigenza, ma i profili dei calciatori acquistati non sono affatto da buttare via. Per capire quanto incidano le operazioni appena concluse sul futuro del Genoa, basterebbe riascoltare quanto detto ieri dallo stesso Presidente rossoblu (clicca qui per approfondire e ascoltare le parole di Enrico Preziosi) e basterebbe vedere quanto incassato dalle cessioni di Rincon e Pavoletti e quale ritorno abbiano avuto i due calciatori nelle loro nuove squadre.

Il Genoa peraltro, riponendo massima fiducia nei nuovi arrivati, è la squadra ad aver sfruttato contemporaneamente il maggior numero di nuovi acquisti: a Napoli ad esempio si sono visti nel contempo Cataldi, Hiljemark e Palladino. Ad ogni modo, inutile nasconderselo, anche sotto la Lanterna la vera attesa era il ritorno di un infortunato, Miguel Veloso, che si era legato ancor più fortemente alla causa rossoblu rifiutando sostanziose offerte dalla Cina e ritrovandosi poi ancora infortunato.

Tra uno stop e un altro, attendono un primo impiego deciso anche Biraschi, Morosini e Beghetto: la sensazione è che Juric stia lavorando molto su di loro, anche sotto traccia, quasi a volerli impiegare a tempo debito senza gettarli nella mischia in un momento così delicato. Saranno loro il Genoa del futuro assieme con la scommessa Taarabt.

Nel marasma delle formazioni che non hanno cambiato molto – se non quasi nulla – troviamo la Lazio, sicura che con l’organico a disposizione dall’estate sarà possibile raggiungere gli obiettivi stagionali. A cambiare poco sono state anche la Fiorentina con Saponara e la Sampdoria, che ha modificato poco introducendo soltanto Bereszynski, terzino sinistro del Legia Varsavia che dà buone garanzie a Giampaolo in entrambe le fasi di gioco. Mina vagante lo svincolato Cassano.

Grandi delusioni, almeno sino a questo momento, le vive il Torino: Iturbe delude infatti tanto quanto la classifica. Chi sorride è invece un ex granata, Omar El Kaddouri, che lascia Napoli con un biglietto di sola andata per la Turchia (aveva firmato un precontratto col Trabzonspor, ndr), ma poi decide di fare inversione di rotta dirigendosi ad Empoli. La sensazione è che con meno pressioni addosso il calciatore ex Napoli possa dare il meglio: per questo sarà meglio evidenziare come sia proprio lui uno dei migliori innesti di questa sessione invernale di mercato.

Quasi impalpabili invece le operazioni in casa Udinese (Gnoukouri e Ranegie gli unici innesti) e Pescara, ma se per i friulani la classifica è tutto sommato tranquilla, per gli abruzzesi è tremendamente negativa. Neppure Gilardino, Muntari, Stendardo e Bovo, accolti con la neve che tutto rinnova, hanno portato qualche mutamento sul cielo dell’Adriatico: adesso si vedrà che impiego ne vorrà fare Zeman, magari già da domenica contro il Genoa.

Mancano all’appello Roma, Sassuolo, Palermo e Chievo, quattro formazioni che poco hanno messo mano al portafogli per rintuzzare le proprie rose. Il Palermo ha preferito un cambio di guida tecnica, uno sfoltimento della rosa e il blindare Nestorovski piuttosto che affidarsi al calciomercato, dal quale è arrivato solo il colpo Stefan Silva, attaccante svedese ma di chiare origini portoghesi. In parte i risultati gli hanno dato ragione con 4 punti in tre partite, ma stasera arriva il capitolo Juventus.

La Roma, che ha salutato con favore il ritorno dal Gabon di Mohamed Salah, ha invece acquistato in prestito l’ex Lione Clement Grenier, centrocampista che potrà dare il cambio a Strootman o De Rossi laddove gli impegni di coppa e campionato lo richiedano. Fondamentalmente Spalletti sperava di rimpolpare la rosa ritrovando i suoi lungo degenti Florenzi e Mario Rui, ma la cattiva sorte sembra essersi accanita con i giallorossi. Oggi infatti sono attesi gli esiti per Florenzi, infortunatosi nuovamente alcuni giorni fa con la Primavera dopo l’intervento ai legamenti di questa estate: potrebbe stare fuori sino all’inizio della prossima stagione.

Chiudiamo con il Chievo, squadra con l’età media più alta della Serie A, le cui mosse sono state quelle di lasciar partire chi aveva chiuso la sua parentesi a Verona (Floro Flores al Bari, ndr), resistere alle pressioni del Torino e della Cina per Castro e Birsa e infine proporre giovani come Bastien, già in rosa dall’estate. Stessa filosofia adottata a Sassuolo, del resto: ritrovato Berardi e riassestata la classifica in acque più tranquille, i neroverdi sperimenteranno in vista del nuovo anno la batteria di giovani italiani presenti in rosa, di cui il solo Ricci in prestito dalla Roma.