Ponti…sull’avversario: Pescara-Genoa

Purtroppo per noi Genoani il Grifone non riesce più a volare, ed ora la crisi di risultati e anche di gioco comincia a farsi preoccupante. Nella giornata odierna il Genoa affronta in trasferta il Pescara, squadra ultima in classifica e ancora all’asciutto di vittorie sul campo (un solo successo, a tavolino contro il Sassuolo). In settimana il presidente pescarese ha esonerato il tecnico Massimo Oddo e ha richiamato sulla panchina dei delfini il santone Zeman. Scelta fatta a mio parere per tenere calma la tifoseria e per poter lavorare in prospettiva futura. Zeman non ha bisogno di presentazione, il suo arrivo porterà entusiasmo.
Inquadriamo il Pescara, consapevoli che con Zeman sarà un’altra squadra, rispetto a quella vista con Oddo. Il sistema di gioco?
Il Pescara predilige costruire, difficilmente getta via il pallone. Come tutte le squadre di Zeman oggi si disporrà con un 4-3-3 che terrà la linea difensiva molto alta. Punterà al predominio del gioco, ora più che mai con l’avvento di Zdenek, anche se in soli quattro giorni il Boemo non può avere fatto miracoli.
Il reparto difensivo?
Tra i pali Bizzarri, portiere esperto ed affidabile anche se nelle ultime partite ha commesso alcuni svarioni. I quattro della linea difensiva sono Zampano, Bovo, Fornasier e Biraghi. Zampano, molto bravo in fase offensiva, lascia a desiderare quando bisogna difendere. Bovo, ex rossoblu, è un’incognita per quanto riguarda il rendimento e la tenuta fisica: in questa stagione è sceso in campo poche volte. Bovo resta però temibile sui calci di punizione dal limite, che calcia molto bene con il destro. Fornasier è un buon difensore centrale e nulla di più. Sulla fascia sinistra agisce Biraghi: ha buona corsa, è esclusivamente mancino e anche lui può andare in difficoltà se attaccato.
Il centrocampo?
I tre centrocampisti sono Memushaj, Brugman e Benali:  formano un centrocampo tecnico che può fare fatica se non è in possesso palla, ma che è in grado di dare alla squadra accelerazioni improvvise, Benali con i suoi inserimenti  può essere molto insidioso.
L’attacco?
I tre attaccanti sono Mitrita, Gilardino e Caprari. Mitrita è rapido e ha piedi buoni. Gilardino, centravanti esperto,  sa essere letale in area di rigore, è bravo a far salire la squadra ed è anche antipaticissimo per le sue continue proteste contro avversari, arbitro ed assistenti. Infine Caprari, giovane molto interessante, in possesso di ottimi fondamentali e di un buon tiro da posizione diverse.
La panchina?
I principali rincalzi sono: Stendardo,  difensore roccioso e forte fisicamente; Coda, altro difensore massiccio; Verre, centrocampista talentuoso, di scuola Roma; e Cerri, attaccante, anche lui giovane di prospettiva
Come si comportano sui calci da fermo?
Sulle palle inattive a sfavore la squadra adriatica difende a zona e non ha saltatori eccelsi. Sui corner a favore usano molto il gioco a due o si affidano a schemi preparati in settimana. Le punizioni dal limite le calciano a turno, a seconda delle posizioni e delle situazioni, Caprari, Biraghi, Memushaj e Bovo.
In conclusione?
Partita molto importante per il Genoa, contro un avversario da  non sottovalutare assolutamente: il Pescara è una squadra che sul piano del gioco non ha mai demeritato e che ha messo in difficoltà molte compagini. Ora più che mai gridiamo: “Forza Genoa!”. Vogliamo una squadra coraggiosa e che ci renda orgogliosi di essere genoani.
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Sono nato a Genova il 10 gennaio 1964. Ho fatto tutto il settore giovanile nel Genoa: 3 anni di primavera, esordio in serie A in Genoa -Napoli nel 1983. Poi esperienze nel Carbonia, Omegna, Casale e Mondovì in Serie C2; poi Dilettante in squadre della provincia di Genova. Un grave infortunio al ginocchio destro mi ha condizionato per tutta la carriera. Quattro operazioni. Una volta terminato di giocare ho iniziato a fare l’allenatore, prima nelle giovanili rossoblu e successivamente per 10 stagioni sulle panchine di Arenzano (il mio paese d’origine), Cogoleto, Lagaccio, Molassana e Pegliese. Infine, la sclerosi multipla è avanzata e ho dovuto abbandonare la panchina motivo per cui ho fatto per tre anni il direttore sportivo. Ora voglio fare solo lo spettatore e il tifoso. Nel 2014 la T.O mi ha premiato come tifoso rossoblu dell’anno, cosa di cui vado molto, molto orgoglioso.