Tatticamente: come gioca Andrea Mandorlini

Tatticamente il lavoro di Mandorlini non è diverso da quello degli altri allenatori perché basato sulla corsa e sull’attenzione. L’idea resta pur sempre quella di non concedere spazi e sfruttare la capacità dei calciatori per mettere in difficoltà le difese avversarie potenzialmente sbilanciate: in altre parole, difesa e ripartenze.

Rispetto alle sue apparizioni in Serie A nelle scorse stagioni si spera che il nuovo tecnico non ripeta un calo delle prestazioni e dei risultati nell’ultima fase di campionato. Mandorlini dopo la preparazione estiva è sempre partito forte per mettere subito punti in classifica.
Gioca – o comunque ha giocato – con un 4-3-3 in cui gli interni di centrocampo e gli esterni d’attacco devono scambiarsi la posizione per creare densità nel cuore del gioco e anche tra le linee avversarie. Nell’ultima stagione di Serie A disputata dal tecnico di Ravenna con le 14 partite sulla panchina dell’Hellas Verona prima dell’esonero, Mandorlini aveva giocato in ben 12 occasioni appunto con il 4-3-3 schierando questa formazione “tipo”: Rafael; Pisano, Rafa Marquez, Moras, Souprayen; Sala (Ionita), Greco, Hallfreddson; Jankovic, Toni (Pazzini), Gomez.

Soltanto in due occasioni si schierò con un apparente 3-5-2 in cui gli esterni di centrocampo, in entrambe le occasioni dotati di attitudini più difensive che offensive (erano infatti Pisano, Souprayen o Albertazzi), si trasferivano sulla linea di difesa composta da tre centrali. Ecco che il modulo sembrava mutare in un 5-3-2 o 5-4-1.

Nell’idea di gioco basilare di Mandorlini, minore dovrebbe essere il possesso del pallone viste le caratteristiche nelle transizioni dei calciatori genoani e dovrebbe concretizzarsi un particolare affidamento agli esterni d’attacco e di centrocampo nel cercare di arrivare ad un gioco che si potrebbe poi definire “frizzantino”.

Specialmente nelle partite in cui lo scopo è non scoprirsi, i due esterni d’attacco dovrebbero essere centrocampisti offensivi con il compito di sostenere la punta centrale in un lavoro che, nei numeri dei moduli, si caratterizzerebbe per essere un 5-4-1.

Togliere spazio agli avversari sarà il programma di Mandorlini al suo primo approccio con il Genoa e per farlo terrà d’occhio anche i giovani arrivati nell’ultimo calciomercato invernale. Proverà a trasformare Beghetto nel Jacopo Sala del Verona dei miracoli trasformandolo in un’ala terzino di gran corsa e farà in modo di ricordarsi di Federico Viviani che arrivava dal Latina, subito gettato nella mischia e capace di far ritornare Toni bomber. Chissà dunque se Mandorlini butterà nella mischia Morosini per rifornire le punte.

Indipendentemente dalla fase offensiva, il nuovo tecnico rossoblu dovrà subito rabberciare la difesa che non è più impenetrabile e per ottenere risultati avrà bisogno del lavoro di tutti. Il compito del ravennate non sarà facile visto il suo carattere sanguigno, e lavorare con una parte di ambiente che gli sarà ostile e non seguirà senza risultati immediati il suo progetto tattico non sarà semplice.

Per il bene del Genoa, Mandorlini faccia venire a galla alla svelta quelli che sono i suoi valori, dentro e fuori dal campo.