Red Carpet

Il red carpet della 26° giornata di campionato è dell’Atalanta e di Gasperini. Il G&G come in passato per il Napoli è stato “vedi Gaspe e puoi muori”. Lezione di calcio e tattica di Gasperini a Sarri nell’anticipo di sabato sera. Il G&G ha smontato il mini attacco partenopeo e costringerà il tecnico bancario a cambiare strategia con il centravanti di peso, con il polacco Milik favorito su Pavoletti.

Per quanto riguarda la classifica della 26esima giornata, davanti e dietro non cambia nulla e resterà così probabilmente fino alla fine; Juventus tritatutto allo Stadium, la Roma unica ad inseguire ma non andrà oltre il secondo posto.

Con la sconfitta di Napoli e Inter con Dea e Lupa a domicilio sono cambiate le squadre di complemento. Atalanta, Lazio e Milan tornano con aggancio e lotta all’Europa League.

Il sabato del villaggio è stato per la doppietta di Caldara al Ciuccio, il pomeriggio quello di Ntcham al gong finale che ha trasportato il Grifone dall’Inferno al Purgatorio, la domenica sera alla Scala del calcio di Nainggolan con la sua doppia prodezza.

Nel mezzo si vivacchia tra un risultato positivo, uno stop anche di qualche giornata e dopo si riparte.

In fondo Zemalandia ha già chiuso il circo e il Crotone i conti, anche se sono appellati come i Pitagorici, l’unica squadra che continua a sperare facendo la corsa sull’Empoli è il Palermo con il primo rigore stagionale a favore inesistente contro la Doria.

Nuova linfa ai siciliani dovrebbe arrivare dall’uscita di Zamparini che ha venduto i siciliani ad una cordata di affari anglo- americana non solo la squadra di calcio ma anche tutti i supermercati isolani. Godono l’associazione italiana allenatori, in 15 anni di Presidenza il Re del Supermarket ha licenziato 28 tecnici.

Samp dà respiro al Genoa, al Bologna e alle altre sotto i trenta punti con il pareggio di Quagliarella al 90’. Giampaolo imbattuto da 5 gare 3 vittorie 2 pareggi.

Sono in 6 gli arbitri ma anche alla 26esima giornata hanno troppo sbagliato. Errori non per interessi, sudditanza, per capacità limitate. Lo fanno perché sono troppi in campo e non si capiscono?

Un arbitro può sbagliare, è umano, la velocità del gioco altro ma in sei dovrebbe essere quasi impossibile visto gli errori evidenti nelle scorse settimane a favore della Juventus, tre settimane fa, della Doria e Inter la scorsa e nell’ultimo week end di Lazio e Milan.

Se dirigere in 6 vuol dire sbagliare è meglio ridurli, anche se dovessero rimetterci nei rimborsi spese. Non serve più al campionato italiano l’arbitro decisionista a cui l’assistente gli fa cambiare idea, l’addizionale fa finta di nulla e il quarto uomo guarda solo le panchine se si muovo gli allenatori.

A tutto ciò bisogna aggiungere che le parole di Nicchi ad ogni consesso in cui partecipa lasciano il tempo che trovano . Il parafulmine che gli arbitri parleranno è una grande balla . Alla categoria arbitrale della Can A piace essere casta inviolabile ed anche suscettibile.

Arriverà la Var? Fra due anni?  Sarà tardi! È una sperimentazione che non serve a nulla, serve solo ai portafogli di chi la porta avanti. Monitorizzare le gare delle grandi con arbitri che dovrebbero essere al Top della categoria oppure come è successo domenica scorsa al Ferraris con Rocchi in campo, non darà risultati.

In settimana ci sarà il closing del Milan il 3 marzo? Vedremo qualche cinese della cordata ha già abbandonato.

Ad oggi l’unica sicurezza è che dal 4 Marzo arriverà su Fox Sports (canale Sky 204) ci sarà la serie A cinese alle 8.30 e 12.30.

GENOA

Qualcuno si è offeso perché si è parlato di catenaccio. Catenaccio non è una brutta parola o una diminuzione di un lavoro di un tecnico. Anzi è un complimento alla sua intelligenza.

La fenomenologia di Mandorlini con le sue mosse contro il Bologna è stata perfetta. Non ha inventato uno schema, ha riproposto un metodo di gioco con due difensori centrali dietro tutto il resto della squadra. Izzo l’unico ad aver licenza di uscire su Dzemaili . Burdisso e Munoz non avevano compiti di marcatura ad uomo ma non dovevano perderli d’occhio , dovevano spazzare l’area di rigore. A loro Mandorlini ha accompagnato due terzini una volta, oggi due esterni di fascia non inventando la difesa la a quattro. Ottima l’idea di un centrale davanti sul centravanti e l’altro dietro senza marcature fisse. Ha lanciato il doppio centravanti, ha marcato a uomo sui palloni inattivi ed ha scavalcato il centrocampo alla ricerca della squadra scoperta, non ha fatto il pressing ultra-offensivo. Tutto con un solo obiettivo: muovere la classifica.

Bravo Mandorlini adesso deve trovare il bandolo della matassa a centrocampo cercando di trasformare Ntcham già nell’idea di Juric ed anche la sua in un regista, anche se non alla Pirlo, in attesa di Veloso.

Appena arriveranno i punti Mandorlini si divertirà e farà divertire con una sorta di 4 2 4 mobile come visto nel finale contro il Bologna. Metodo o gioco per supportare meglio uno o due attaccanti.

Il catenaccio non è difensivismo ottuso, non calcio o puro pessimismo del pallone è un’idea che ne sviluppa tante altre.

Olivier Ntcham non è stato maneggiato con cura lo scorso anno, anzi depresso non conoscendo la lingua e qualche “consiglio” non capito.

 

Ha un fisico bestiale, bisogna ricordare che è cresciuto nel Le Havre, come Pogba e come l’ex juventus giovanissimo a 16 anni è stato trasferito a Manchester, città non facile per crescere, sponda City. Le sue radici africane del Camerum, per il suo modo di stare in campo lo hanno paragonato a Patrick Viera, suo allenatore al City che lo ha cresciuto come un figlio. Operazione che non sarà stata portata avanti al suo arrivo sotto la Lanterna viste le tendenze e gli errori distruttivi della carriera.

Juric è stato rammaricato di non averlo recuperato, Mandorlini ci proverà e se ci riuscirà si troverà tra le mani un giocatore duttile in grado di giocare da interno ma anche da regista basso o play maker considerati i suoi 21 anni compiuti il 9 febbraio scorso e la sua forza fisica e spiccata personalità.

Oliver ultimamente non si è comportato bene, la società lo ha punito allungandogli le vacanze natalizie per farlo riflettere. Non è colpa del calciatore, ma dell’educazione che gli è stata data. Se qualcuno lo aiuterà in campo e fuori ed anche il Ferraris con meno dubbi, ululati e insulti, potrebbe diventare le stella del red carpet non solo rosso blu a quarti.