Ponti…sull’avversario: Empoli-Genoa

Dopo aver scongiurato la sconfitta contro il Bologna nei minuti di recupero grazie a una prodezza del tanto vituperato Ntcham, il Genoa affronta oggi l’Empoli in una partita importante e difficile.

L’allenatore empolese è una nostra vecchia conoscenza…

L’Empoli è guidato da mister Martusciello, ex giocatore rossoblu, mister alla prima esperienza su una panchina di serie A, ma senz’altro molto preparato e che prosegue il lavoro iniziato da Sarri prima e da Giampaolo poi. Anch’egli, come i suoi predecessori, schiera la squadra col 4-3-2-1, quindi sempre con il trequartista classico. Il gioco rasoterra e il possesso palla sono i suoi dogmi. Fatte le dovute proporzioni, la formazione toscana somiglia molto alle squadre allenate ora dai due allenatori sopracitati.

La difesa?

In porta Skorulpski, di proprietà della Roma, molto bravo tra i pali e nelle uscite: era partito tra la diffidenza della gente, ma con ottime prestazioni ha acquistato sicurezza e fiducia ed ora è un punto fermo della retroguardia empolese. A destra Laurini, bravo tecnicamente: si inserisce in avanti spesso e volentieri. I due centrali sono Bellusci e Costa: il primo roccioso e cattivo, a mio parere uno tra i più cattivi della categoria; il secondo, nato esterno ma con l’andare degli anni trasformato in centrale, è attento e molto carismatico. A sinistra agisce Pasqual, esterno con un ottimo piede sinistro: i suoi cross sono maligni e molto pericolosi, ma l’ex viola può andare in difficoltà se attaccato sul piano della corsa.

Il centrocampo?

I tre centrocampisti sono Krunic, Diousse, e Croce: sono bravi tecnicamente e giocano molto tra di loro, Diousse è il metronomo della squadra, sbaglia poco ma opera molto in orizzontale; Krunic è forte fisicamente e si inserisce spesso in avanti; Croce è per me il più bravo e quello che può creare le maggiori difficoltà.

L’attacco?

I tre giocatori del reparto avanzato sono El Kaddouri, che funge da trequartista, e Maccarone e Pucciarelli, le due punte. El Kaddouri è il classico trequartista, pericoloso con il pallone tra i piedi, abile nel dribbling e nel passaggio finale: ma se non riceva la palla si intristisce e si estrania dal gioco. Pucciarelli è una punta atipica, molto pericolosa se in giornata di grazia: ha piedi buoni e dispone di ottimo tiro dalla distanza. Infine Maccarone, punta di esperienza, giocatore da prendere con le molle, perché trova sempre il modo per rendersi pericoloso, soprattutto in area di rigore.

Come si comportano nelle uscite dall’area?

La squadra empolese ama partire dal basso: il portiere si affida sovente ai due esterni, Bellusci è il giocatore che va più in difficoltà quando viene pressato.

Sulle palle inattive?

Su quelle a sfavore difendono a zona, non dispongono di eccellenti saltatori, ma difficilmente si fanno sorprendere. In fase offensiva effettuano molte volte il gioco a due, o altri schemi: pericoloso Costa con il terzo tempo e Krunic su uno dei due pali. Sulle punizioni dal limite non hanno veri e propri specialisti, come domenica scorsa il Bologna, ma Croce, El Kaddouri o Maccarone possono fare male.

Come sviluppano il loro gioco?

Come detto in precedenza i tre centrocampisti fraseggiano spesso tra di loro, per trovare l’imbucata centrale o l’inserimento dei dei due esterni con relativi traversoni. Uscire indenni dal Castellani sarebbe il coadiuvante giusto per affrontare il derby della domenica successiva. Ora più che mai: vamos, Genoa!

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Sono nato a Genova il 10 gennaio 1964. Ho fatto tutto il settore giovanile nel Genoa: 3 anni di primavera, esordio in serie A in Genoa -Napoli nel 1983. Poi esperienze nel Carbonia, Omegna, Casale e Mondovì in Serie C2; poi Dilettante in squadre della provincia di Genova. Un grave infortunio al ginocchio destro mi ha condizionato per tutta la carriera. Quattro operazioni. Una volta terminato di giocare ho iniziato a fare l’allenatore, prima nelle giovanili rossoblu e successivamente per 10 stagioni sulle panchine di Arenzano (il mio paese d’origine), Cogoleto, Lagaccio, Molassana e Pegliese. Infine, la sclerosi multipla è avanzata e ho dovuto abbandonare la panchina motivo per cui ho fatto per tre anni il direttore sportivo. Ora voglio fare solo lo spettatore e il tifoso. Nel 2014 la T.O mi ha premiato come tifoso rossoblu dell’anno, cosa di cui vado molto, molto orgoglioso.