Ponti…sul Genoa: come giocherà Mandorlini a “San Siro”

Il Genoa scenderà in campo fra due ore e mezza esatte per affrontare la difficile partita contro il Milan, che abbiamo analizzato a fondo questa mattina nella consueta rubrica “Ponti…sull’avversario” (clicca qui per leggere l’approfondimento sulla formazione rossonera).

Il Vecchio Balordo con ogni probabilità si disporrà in campo con Lamanna in porta e un’inedita linea a 4 composta da Izzo, Munoz, Gentiletti (che sostituisce lo squalificato Burdisso) e Laxalt. I tre centrocampisti saranno invece Hiljemark, Cataldi e Nichtam; i tre giocatori offensivi Lazovic, Simeone e Taarabt.

La nostra probabile formazione in vista della partita col Milan

In alcuni casi si tratta di scelte che faranno senz’altro discutere, ma se il tecnico Mandorlini le ha fatte sarà convinto delle soluzioni adottate. Piacerebbe a tutti i tifosi rossoblu veder giocare Morosini, che anch’io personalmente reputo un giocatore di primo piano. Sarà molto interessante osservare la squadra scendere in campo con la linea a 4, cosa accaduta raramente negli ultimi tempi, perché le precedenti partite avevano visto oscillare il 3-5-2 e il 5-3-2. Questa sera sarà diverso e il Genoa si presenterà in maniera speculare rispetto ai rossoneri.

La differenza potrà farla la convinzione di poter giocare per vincere dal momento che “se pecora ti fai, lupo ti mangia”.

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Mario Ponti
Sono nato a Genova il 10 gennaio 1964. Ho fatto tutto il settore giovanile nel Genoa: 3 anni di primavera, esordio in serie A in Genoa -Napoli nel 1983. Poi esperienze nel Carbonia, Omegna, Casale e Mondovì in Serie C2; poi Dilettante in squadre della provincia di Genova. Un grave infortunio al ginocchio destro mi ha condizionato per tutta la carriera. Quattro operazioni. Una volta terminato di giocare ho iniziato a fare l’allenatore, prima nelle giovanili rossoblu e successivamente per 10 stagioni sulle panchine di Arenzano (il mio paese d’origine), Cogoleto, Lagaccio, Molassana e Pegliese. Infine, la sclerosi multipla è avanzata e ho dovuto abbandonare la panchina motivo per cui ho fatto per tre anni il direttore sportivo. Ora voglio fare solo lo spettatore e il tifoso. Nel 2014 la T.O mi ha premiato come tifoso rossoblu dell’anno, cosa di cui vado molto, molto orgoglioso.