Ponti…sul Genoa: testare il 4-2-3-1 e non privarsi mai di Beghetto e Morosini

Nella foto, il neo acquisto Leonardo Morosini

Nonostante l’esonero di mister Juric, il periodo negativo del Grifone continua. Se le partite con Bologna ed Empoli avevano portato quattro punti e risollevato un po’ il morale, le prestazioni del derby e di San Siro, brutte e senza punti, hanno lasciato scorie e ferite non facili da curare. Il momento è difficile, nella testa dei giocatori girano molti pensieri e non è certo facile giocare quando non si ha la testa sgombra.

Parlo per esperienza provata: giocare con la paura di sbagliare è una cosa difficile ricevere la palla da un compagno diventa un peso: meglio non averla, così non si sbaglia. Allenarsi diventa un macigno, diventa meno facile stare nello spogliatoio e scherzare come solitamente si fa, questo perché sullo stomaco si ha un peso difficile da digerire.

Ora il “dottor” Mandorlini deve trovare la cura giusta per guarire il malato. La malattia è grave, ma anche se è stata trascurata, penso e spero che non sia inguaribile. Individuare i colpevoli non è compito facile, tuttavia errori ve ne sono stati e anche numerosi. Il calciomercato di gennaio e gli infortuni di Perin e Veloso sono stati destabilizzanti. Non essere riusciti a trattenere Dzemaili è stato un altro errore, accentuato dalla partenza di Rincon.

Non ritengo determinante la partenza di Pavoletti, perché il suo sostituto è stato all’altezza. I nuovi arrivati Beghetto e Morosini non sono mai stati utilizzati, anche se nel campionato di Serie B hanno giocato sempre e bene. Beghetto rimane in testa alla classifica degli assist dell’attuale campionato di B.

Gli arrivi di Pinilla e Taarabt – non so fino a che punto richiesti dal precedente allenatore Juric – possono aver creato degli attriti. Ora presumo che nello spogliatoio rossoblu regni lo sconforto, ma solo reagendo si può trovare rimedio a questo finale di stagione tribolato. Bisogna dimenticare gli interessi personali e lottare tutti insieme per un’unica causa, ovvero il bene del Genoa.

Nelle vesti di Mandorlini cercherei sempre di ottenere dai ragazzi la buona prestazione, perché il risultato è quasi sempre figlio della prestazione. Giocherei con il 4-2-3-1, che a mio parere è il sistema più consono al momento e alle caratteristiche dei giocatori. Con questo modulo Morosini e Beghetto troverebbero sempre una maglia da titolare, Simeone sarebbe sempre negli undici e con lui Veloso, che se risultasse guarito dai suoi malanni giocherebbe insieme a Rigoni. Non farei mai a meno di Izzo.

Rinuncerei invece a Cataldi e ai giocatori non di proprietà. È il momento di serrare le fila e di mostrare quel senso di appartenenza che è nel DNA del genoano: perdere si può, ma dopo aver dato tutto per vincere perché la casacca rossoblu va onorata sempre!

Al tifoso rossoblù in questo momento, c’è da chiedere solo pazienza: non è questo il momento di fischiare e criticare, anche se è difficile: la Serie A è una cosa troppo importante e va mantenuta a costo di sacrifici.

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Mario Ponti

Sono nato a Genova il 10 gennaio 1964. Ho fatto tutto il settore giovanile nel Genoa: 3 anni di primavera, esordio in serie A in Genoa -Napoli nel 1983. Poi esperienze nel Carbonia, Omegna, Casale e Mondovì in Serie C2; poi Dilettante in squadre della provincia di Genova. Un grave infortunio al ginocchio destro mi ha condizionato per tutta la carriera. Quattro operazioni. Una volta terminato di giocare ho iniziato a fare l’allenatore, prima nelle giovanili rossoblu e successivamente per 10 stagioni sulle panchine di Arenzano (il mio paese d’origine), Cogoleto, Lagaccio, Molassana e Pegliese. Infine, la sclerosi multipla è avanzata e ho dovuto abbandonare la panchina motivo per cui ho fatto per tre anni il direttore sportivo. Ora voglio fare solo lo spettatore e il tifoso. Nel 2014 la T.O mi ha premiato come tifoso rossoblu dell’anno, cosa di cui vado molto, molto orgoglioso.