Cambiare spartito

Nei precedenti articoli si sono prese in considerazioni molte cose che riguardano l’attuale Genoa. Senza dubbio si sono rivelate tutte difficili da discutere non vivendo dentro lo spogliatoio e neanche vedendo allenamenti.

Si è dibattuto, per esempio, sugli undici schierati contro il Milan finiti sotto esame. Da parte nostra abbiamo cercato di capire se era possibile da parte di Mandorlini rivedere qualcosa sulla sua strategia tattica, indipendentemente dai numeri dei moduli, e questo considerato che il Vecchio Balordo fa fatica ad andare in gol e tirare in porta per la gioia dei portieri avversari, spettatori non paganti, con Lamanna invece sempre a raccogliere il pallone dentro il sacco.

Forse sarebbe il caso di mettere la parola “fine” alla famosa storia della psicologia, della concentrazione di squadra. Per tutti il vantaggio sul Palermo dovrebbe dare relativa serenità e sicurezza. Adesso l’obiettivo deve essere un altro, ovvero sia dare motivazioni in ogni gara a tifosi e società per dare un senso anche al proprio futuro, visto e considerato che fra 9 giornate finisce il campionato e i conti, a quel punto, si faranno sul serio.

La squadra rossoblu è una squadra normale, come tante altre, e quando nelle gare mette agonismo, temperamento, corsa e carattere è in grado di mettere in difficoltà qualsiasi squadra. Più facile pensare che con l’uscita di Veloso il modulo di Juric sia andato – e sia ancora – in panne non mettendo in luce le caratteristiche del sistema offensivo caro ai tecnici. Rincon, già a suo tempo, era il Rincon colpito da lombosciatalgia. E si è detto tutto.

Abbandonando il capitolo infortuni e addii invernali, lasciando da parte anche la parentesi Juric, bisognerà dire che Mandorlini ha dei meriti, tra cui quello di aver messo sulla strada giusta la difesa alla porta di Lamanna con temporeggiamento e concentrazione difensiva. Qualsiasi modulo però richiede giocatori di grande personalità in difesa e a centrocampo, nonché compattezza tra i reparti (squadra corta) e applicazione del pressing e del fuorigioco (situazioni di gioco difficilmente viste in campo).

Sulla carta, il Genoa le caratteristiche di personalità dovrebbe averle ma con l’assenza di Veloso nel cuore del gioco sembrerebbero essere naufragate vista la mancanza di un leader, di un metronomo in grado di avere tecnica superiore. La bravura di Veloso – che non sarà comunque il salvatore della patria – è quella di dettare i ritmi della partita attraverso la sua personalità. Il portoghese si adegua non solo al proprio rendimento, ma anche alle capacità della squadra.

Ad oggi, da dicembre, al Genoa è mancato uno con queste caratteristiche in grado di capire quando i compagni hanno bisogno di tirare il fiato o possono dare di più.
Con i Matuzalem, i Panagiotis ed i Veloso ritenuti a torto lenti, un vecchio adagio del calcio era ed è sempre a pennello: “a volte bisogna andare più lenti per sapere andare più veloce”.

Mandorlini, più per necessità che per altro, non sembra aver sfruttato sino ad oggi l’ecclettismo della rosa a disposizione. Tutti in qualche modo vorrebbero vedere in azione anche i giovani in panchina. Prima c’era la spiegazione, forse non troppo logica, della classifica: ora questa paura dovrebbe essere svanita. Forse è sfuggito un dettaglio in tutto questo discorso, ovvero sia che senza l’utilizzo dei giovanotti non si potrà giudicare fino in fondo l’operato della società sul mercato di gennaio.

Mandorlini, per vedere ancora più colorito nelle prossime partite tutto quanto fatto di buono nelle prime due partite alla guida del Genoa, che hanno portato 4 punti fondamentali nella classifica del Grifone, accolti con gran favore da parte di tutti i genoani, dovrà cercare un atteggiamento tattico diverso in grado di coprire sempre al meglio la porta di Lamanna ma cercando di mettere in condizione Simeone – un bomber di razza di cui si prova a dimezzare il costo del cartellino rispetto all’anno 2016, anche se per lui parlano i gol – di ricevere palloni giocabili nei 16 metri avversari.

Se in qualche modo invece i problemi del Vecchio Balordo sono altri, di cui non siamo a conoscenza, il gioco del calcio a quel punto c’entra poco.