Quaresima prolungata

È continuata la Quaresima del calcio italiano anche alla Vigilia della S.Pasqua, nulla è cambiato sul piano del gioco e delle direzioni arbitrali alla 32esima giornata di campionato.

La Juventus ha chiuso la pratica scudetto vincendo a Pescara con doppietta di Higuain, 23 gol ed 8 punti sulla seconda, Rincòn gioca 45’ a risultato acquisito. Solo il Napoli non si è fermato e insegue a due punti solamente il secondo posto, Mertens sempre in gol Pavoletti in panchina anche contro l’Udinese. La Roma all’Olimpico si fa spegnere le speranze dell’inseguimento ai bianconeri da Gasperini che con un solo tiro porta via un pareggio da sotto il cupolone anche senza Papu Gomez. Spalletti nel giorno della rinascita di Gesù troppo tardi si genuflette davanti alla panchina alla ricerca del ribaltamento del risultato dopo il primo tempo troppo brutto e da censurare. Il derby cinese tra Inter e Milan è stato da passione non solo per i tifosi milanesi ma anche per i cinesi. Gode solo il Milan per il gol all’ultimo secondo arrivato con l’utilizzo della goal-line. Pioli probabilmente perderà la panchina dopo le scellerate sostituzioni, non solo con il diavolo ma anche con Samp e Crotone, sostituzioni che hanno permesso a Montella con 5 attaccanti di essere con il pareggio il vincitore del derby della Madonnina.

In fondo il Crotone non molla, pareggia con il Torino graziato dall’ennesimo regalo di Doveri di Roma che dal cuore palestrato ha visto Bellotti andare giù per una spallata. Kroton che non aveva fatto i conti con la Fiorentina, la vera sorpresa nell’uovo pasquale del campionato (sic!) che preferisce fare 50 km invece che mille per andare giocare. Regalati tre punti all’Empoli. La viola ha fatto la torta, ma la ciliegina l’ha messa il restauratore – non solo di mobili ma anche di risultati – Mazzoleni di Bergamo concedendo un rigore fasullo a Martusciello oltre il tempo regolamentare.

La Lazio invece di inseguire l’Europa League che diventa un calvario specialmente per Milan e Inter che non vogliono partecipare ai preliminari si lamenta dei rigori non concessi tutti molto dubbi compreso quello che gli ha permesso di riacciuffare il pareggio a tempo scaduto (47’) nel primo tempo. Devono essere contenti se mantengono il quarto posto in classifica salvati da Luis Alberto al 47’ (morto che parla) del secondo tempo con il gol della domenica.

Immagine tratta da Internet

Mancano all’appello Cagliari-Chievo, quaterna sarda sui clivensi già in vacanza, così come Palermo-Bologna: 0 a 0 con l’ultimo tram chiamato illusione, non desiderio di rimanere a combattere per i siciliani fino alla fine per la serie A. Da tapiro l’ex Presidente Iena e le sue visite al mercato della Vuciria. Sassuolo-Samp: non Giampaolo ma i suoi calciatori hanno fatto risorgere i neroverdi, dopo essere stati rimontati nel secondo tempo. Questa è una notizia viste le condizioni fisiche delle ultime gare degli emiliani.

Il cioccolato amaro nell’uovo è della classe arbitrale, per di più non addolcito dalle parole del designatore Messina sulle prestazioni dei suoi fischietti vecchi e nuovi.

Parlare dei rigori di Genova e degli errori non solo sulle massime punizioni da parte del designatore, visti i cartellini non dati a Milinkovic e a Keita per leggera testata a Laxalt che non è crollato a terra come tanti altri “attori” del ballon nostrano si poteva evitare, come il carico da novanta sul rigore concesso all’Empoli che costerà la retrocessione del Crotone. I presunti rigori di Genova contro la Lazio sono avvenuti sotto gli occhi degli addizionali con l’arbitro lontano dall’azione. A cosa servono il 5° e 6°? Solo per il gettone congruo di presenza più le spese? Quello contro Burdisso è la reclam contraria di quello che predica Collina agli arbitri FIFA UEFA e a Coverciano agli italiani: “se il braccio è largo (non è successo per Burdisso) per effetto della dinamica del movimento del calciatore che cerca di giocare o contrastare l’avversario non c’’è fallo”. Maresca ha considerato solamente il tiro che proveniva da lontano probabilmente colpito da compensazione per tutte le proteste laziali in occasione di quello non concesso in precedenza a Parolo.

Indipendente dagli errori è arrivato anche il momento che i direttori non siano più giudici unici del tempo di una gara: occorre, più che la Var, il tempo effettivo di gioco. Le polemiche infuriano in particolare per il gol del Milan nel derby e qualcuno si è dimenticato del rigore parato da Lamanna a Biglia. Il regolamento è chiaro, alla regola 14 calcio di rigore: “in caso di prolungamento del primo o del secondo periodo di gioco se il pallone viene nettamente fermato dal portiere: il gioco ha termine”. Maresca non ha ritenuto che il pallone sia stato fermato nettamente da Lamanna? Ha lasciato ribattere in gol a Biglia ed ha fatto anche il furbo riprendendo il gioco a centrocampo.

Genoa: niente film senza regista in panchina e in campo: Juric e Veloso. La partita del Genoa contro la Lazio ha permesso che non si insinuassero dubbi non solo sulla professionalità dei calciatori ma anche sull’idea di gioco di Juric, sul valore dei giocatori continuando con lo stesso atteggiamento e consentendo a qualcuno della rosa di tornare alla prima parte di stagione. Determinante il ritorno di Veloso che ha permesso a Rigoni pur partendo da esterno di aiutare il centrocampo sia quando c’era da recuperare il pallone che quando la squadra costruiva il gioco. Il centrocampo o il cuore del gioco è sempre stata la forza di una squadra di calcio. Veloso ha costruito l’azione, Ntcham è arrivato sempre a chiudere l’azione, pronto a portare il pressing e ripartire, Lazovic e Laxalt non top players ma per facilità di corsa pronti a saltare l’avversario e costruire azioni da rete. Pur giocando con un solo attaccante di ruolo, Juric prova ad arrivare con tanti giocatori nell’area avversaria, questo per caratteristiche della rosa a disposizione ma anche per l’organizzazione rivista a sprazzi contro la Lazio alla ricerca della riconquista del pallone già sulla trequarti avversaria con organizzazione e intensità. Di tutto ne ha gioito anche la fase difensiva, in particolare Gentiletti che finalmente sapeva a chi passare il pallone con le ripartenze da ditro.

Domenica la Juve? Nessuno a Pegli si fascerà la testa in anticipo.