Il Genoa crea tanto ma concretizza poco. E Sorrentino e Lamanna restano a secco di parate

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Le difficoltà, nel commentare la partita del Genoa contro il Chievo, permangono anche il giorno dopo assieme con la sensazione di aver gettato via un’occasione d’oro per fare quei tre punti che, fossero arrivati ieri in coincidenza con gli altri risultati, avrebbero forse messo una seria ipoteca sul capitolo permanenza in Serie A. Cosa ci dicono i numeri e le statistiche forniti dalla Lega Serie A?

Ci dicono innanzitutto che né Sorrentino, né Lamanna hanno effettuato alcuna parata. Andando a memoria, in realtà, i due portieri si sono sporcati i guantoni su conclusioni avversarie almeno una volta a testa: Sorrentino su calcio d’angolo di Veloso al 21′, Lamanna su contropiede di Birsa al 33′. Poi siamo d’accordo anche noi nel dire “più nulla”. Ed è un dato interessante perché sottolinea quanto poco abbia concretizzato il Genoa al netto dei presupposti per arrivare dalle parti del portiere gialloblu.

E se questo è un dato da sottolineare, andrà messo in evidenza anche il 61% di possesso palla rossoblu, con il predominio territoriale che è stato maggiore nel primo tempo che non nel secondo, dove il Chievo, specialmente negli ultimi minuti di partita, aveva più concretezza nel gestire il possesso. A detta di Maran, cambiare modulo ed essere più compatti ha permesso ai suoi uomini di avere meno difficoltà contro il Genoa aggressivo della prima frazione. Cosa nel secondo tempo abbia causato una netta involuzione tra le fila rossoblu, non è stato chiaro neppure a Juric, che cercherà di mettere a fuoco i problemi della sua squadra alla ripresa dei lavori a Pegli.

Senza dubbio il tecnico rossoblu terrà in considerazione le statistiche, malgrado il calcio non sia la boxe dove si vince “ai punti”. Andando a vedere poi le statistiche generali della partita (proposte in fondo all’articolo, ndr), è evidente che il Vecchio Balordo ha molto da recriminare nei suoi stessi confronti. Troppi gli affondi e le transizioni positive non concretizzati: non a caso risultano 16 le azioni manovrate, 11 i tiri totali (di cui dieci fuori), il tutto senza dimenticarsi del rigore fallito da Simeone.
Da cosa ripartire? Quasi scontato rispondere “dal primo tempo” e dalla grinta dei rossoblu nel voler dominare la partita e concedere poco all’avversario: a dimostrarlo anche i dati del possesso palla per quarti d’ora di partita. Perché non siano vanificati altre volte i primi 45′ di partita occorrerà invece lavorare sulla testa dei giocatori rossoblu, che da troppo tempo mettono in scena partite a due volti accrescendo il sospetto di non avere la tenuta mentale necessaria per gestire i momenti di sofferenza. In settimana ci avevano detto che sarebbe stato importante lavorare sul gruppo, sulla coesione, sulla tenuta di squadra: il secondo tempo induce a credere che manchi ancora qualcosa.

Perché, ben inteso, che il Genoa non faccia la partita per tutti i novanta minuti è fisiologico, logico e comprensibile. Bisogna però diffidare da certi cali di tensione e prepararsi all’idea che difendere sia una prerogativa e ci vogliano la giusta cattiveria e la giusta attenzione. Come abbiamo visto precedentemente con la moviola, la confusione tattica, ad oggi, è molta. Se però girano gli schemi e ci si attacca al proprio gioco, a quel pressing aggressivo che identifica benissimo la squadra con l’allenatore, allora il Genoa può far male ai suoi avversari.

Prima di chiudere con le statistiche generali, cerchiamo di circoscrivere qualche nota positiva che la partita di ieri, col suo primo tempo, ha portato in dote. Non parleremo solo di un ritrovato Pandev, giocatore che sta ripagando la fiducia di Juric, ma anche del buon funzionamento della catena di sinistra con Gentiletti, Laxalt e Palladino che hanno mostrato grande intesa (le 13 palle perse da Laxalt evidenziano anche il tentativo costante di saltare l’uomo e creare apprensioni alle mezze ali del Chievo con inserimenti in velocità di cui ieri si è avuta visione). Tante anche le palle recuperate dalla formazione rossoblu (46 contro le 33 del Chievo, ndr), a testimonianza che qualche accenno di calcio “alla Juric” lo si è visto. Da segnalare anche l’applicazione di Rigoni, che arretrato a fianco di Veloso risulta il miglior recupera-palloni del Genoa con 8 azioni avversarie interrotte.