Genoa, parla l’ex Arcoleo: “Se vesti la maglia rossoblu, in campo devi essere un gladiatore”

Foto tratta da Internet

Ignazio Arcoleo è di Palermo fino al midollo, ma ha nella sua lunga carriera da calciatore anche quattro anni di permanenza a Genova, con la maglia rossoblu. In Liguria visse una promozione in Serie A nel 1976, a cui seguì la retrocessione due anni dopo, nel 1978. Anni in cui conobbe una delle tifoserie che più amano la loro squadra, trasformando anche le prestazioni in campo dei calciatori che vestono la maglia rossoblu.

“Mando un grande abbraccio ai tifosi del Genoa e dico pure “Forza Palermo”, ma non in questa partita che serve solo al Genoa – ha esordito in collegamento telefonico con la nostra redazione l’ex centrocampista del Genoa. “Vorrei poi cogliere questa occasione per ringraziare il presidente Preziosi, che al suo arrivo al Genoa fece sapere a tutti gli ex giocatori rossoblu che per loro c’era un posto garantito in tribuna. Mi arrivò a casa una lettera e mi commosse. L’ho già ringraziato pubblicamente, ma volevo rifarlo e far sapere ai Genoani che mi sono rimasti nel cuore, che mando loro un grande abbraccio e che hanno un grande presidente”.

In questo momento della stagione, con un Palermo-Genoa che risulta sempre più decisivo per la stagione rossoblu, Ignazio Arcoleo ci ha poi fornito una sua chiave di lettura su quella che sarà la prossima partita del Genoa, chiamato a riconfermarsi dopo il successo con l’Inter.

Ignazio Arcoleo, 262 presenze tra Serie A e B con le maglie di Palermo e Genoa. A che partita andremo incontro domenica? E’ sempre dell’idea che le ultime partite del campionato, per grinta e applicazione da parte dei giocatori, siano quasi più importanti di quelle di inizio stagione?

Ho ancora questa idea perché le ultime partite rappresentano l’ultima passerella importante per mettersi in evidenza. Per questo il Palermo nelle ultime giornate ha dimostrato di onorare la maglia battendo la Fiorentina e pareggiando col Chievo e ha potuto giocare senza ulteriori stress di classifica. I numeri erano molto negativi rispetto alla possibilità di potersi salvare e il Genoa dovrà stare attento al fatto che il Palermo può giocare la sua partita senza patemi d’animo, mentre i rossoblu hanno bisogno necessariamente di fare risultato per allontanarsi dal pericolo di essere riacciuffati. 

Nel suo passato da calciatore c’è una lunga parentesi tra le fila del Genoa, con la cui maglia ha vissuto una promozione e una retrocessione. Che ricordi ha di quegli anni? Come si esce, a Genova, dai momenti di difficoltà?

Devo dire che Genova è una piazza particolare, dove la prima cosa che ho scoperto è l’affetto viscerale dei tifosi verso la loro squadra. E quando un giocatore scopre l’amore che porta addosso portando quella maglia, si trasforma in campo e diventa un combattente straordinario che dà tutto per ottenere il risultato. Se poi perde, lo fa dopo aver dato tutto.

Noi facemmo delle partite memorabili, giocando un calcio molto bello durante gli anni in cui c’ero anche io. Da Genova passarono calciatori straordinari in quegli anni, da Bruno Conti sino a Damiani, Pruzzo, Rosato, Girardi. Fu un periodo molto bello che vissi con grande intensità, volendo dare sempre qualche gioia ai tifosi. Ricordo che quando entravo in campo al “Ferraris” mi si drizzavano i peli sulle braccia e non vedevo l’ora, io coi miei compagni, di scendere in campo e onorare la maglia. Per fare un paragone, eravamo dei gladiatori in gabbia che non vedevano l’ora di scendere in campo e scatenarsi.

L’anno della retrocessione (1978, ndr) perdemmo molti giocatori per infortuni importanti: io stesso giocai diverse partite con una contrattura che a Palermo, quando vi ritornai, mi costò un bruttissimo strappo. Tuttavia, anche con le stampelle, scendevamo in campo per dare una grande gioia ai nostri tifosi. Tifosi che, per averlo visto da vicino, amano la loro squadra in maniera viscerale come pochi altri al mondo. 

La partita dell’andata tra Genoa e Palermo fu un giro di boa in negativo per la formazione rossoblu, che in un intero girone avrebbe poi fatto solamente 13 punti. Come si è spiegato questo cambio di rotta? E soprattutto, come vede il Genoa attualmente?

Posso dire che ho seguito Genoa, Palermo e Trapani perché sono le squadre del mio cuore. All’inizio questo Genoa mi sembrava una macchina straordinariamente votata all’attacco. Perfetta. Tant’è vero che classifica era buona per la prima parte di campionato. 

Poi ci sono stati avvicendamenti di alcuni giocatori ed è cambiato un po’ il volto della squadra. Questa squadra era abituata giocare senza freno a mano, sempre propositiva, cercando sempre il gol piuttosto che giocare col risultato. Col Palermo era in vantaggio di due reti e nonostante tutto non gestiva la partita, ma attaccava, perché è nel DNA di questa squadra e di questi giocatori: attaccavano e non c’era sempre equilibrio tra i reparti. Io l’ho letta così, perché se no non si può leggere altrimenti il fatto che nei minuti finali si subisca il gol della sconfitta. Se non ricordo male, per altro, in inferiorità numerica per l’espulsione di Perin.

La partita col Palermo è stata pagata in termini di autostima, di sicurezza nelle partite successive. Quel KO ebbe una ripercussione psicologica importante sul rendimento della squadra. Però aggiungo qui una cosa: il Genoa stupisce spesso nelle partite che non ti aspetti, e basti vedere la partita con l’Inter. 

I ragazzi hanno saputo trovare quell’orgoglio, quella spinta per sopravvivere e lottare per salvarsi, anche perché avevano guardato la classifica e avevano capito di dover fare qualcosa, altrimenti si sarebbe messa molto male. Credo anche che uno degli aspetti che hanno influito sul rendimento della squadra sia stato l’andamento del campionato: i risultati sembravano tutti scontati. C’erano le quattro squadre che lottavano per la salvezza che non facevano mai punti e la classifica dal quartultimo posto in giù restava sempre uguale, mentre chi ne faceva qualcuno si allontanava sempre più dalle secche della graduatoria. Forse all’interno della squadra è subentrata l’idea che la salvezza fosse già acquisita a metà campionato. 

Io faccio delle ipotesi, ma poi è fuor di dubbio che le prestazioni del Genoa non sono state quelle di inizio stagione. Si può dire che il Genoa aveva ottenuto la salvezza già nella prima parte del campionato, poi i momenti di difficoltà ci possono stare in una stagione e si è ritrovato in questa situazione.

Rimaniamo sul presente: cosa succede in questi giorni a Palermo, dove sembra essere stato messo da parte il campionato a discapito delle critiche verso una stagione fallimentare dei rosanero. Come arriveranno i giocatori alla partita di domenica? Che idea ha del futuro prossimo dei rosanero?

Da che mondo è mondo quando le cose vanno male tu sei colpito dal vento delle critiche e arriva la bufera che cerca di spazzare via tutto. È normale che ci siano sempre queste situazioni da caccia alle streghe. La cosa che una società deve però fare è ricompattarsi, sfruttare l’evento negativo per trasformarlo in positivo. Non tutto il male viene per nuocere.

Quando tu hai una squadra che retrocede, vuol dire che hai l’opportunità di ricostruire con i giovani una grande squadra. Questo è stato importante due anni fa quando in rosa c’erano giocatori come Dybala e Vazquez, scesi in cadetteria con la squadra e rinati in un campionato di Serie B. Il Palermo l’anno successivo grazie a Dybala e Vazquez si è poi salvato.

La Serie B non ha chiaramente la valenza della Serie A e permette di costruire una squadra che sia un mix di giovani, magari della cantera rosanero, e giocatori d’esperienza. Puoi quindi pensare di costruire dal basso. Ad ogni modo, tutto quello che c’è stato dietro l’organizzazione societaria rosanero mi interessa poco: a me interessa quello che succede in campo. Ho imparato a rispettare l’operato di tutti e i miei giudizi sono legati alla constatazione di quanto accade sul terreno di gioco.

DI SEGUITO L’AUDIO DELL’INTERVISTA AD IGNAZIO ARCOLEO: