Il campionato che è stato: il giudizio di Enrico Currò (La Repubblica)

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Alla vigilia della Festa della Repubblica, a 71 anni da quel voto storico che cambiò la storia del nostro Paese, siamo tornati a sentire le idee e le riflessioni, mai banali, di Enrico Currò, firma de La Repubblica. Ecco secondo lui quali sono le vere novità che porta in dote questa Serie A 2016/17.

Questo campionato ci ha lasciato una cosa ormai impossibile da negare, a meno che non si voglia nascondere la realtà: venti squadre sono assolutamente troppe. Almeno bisogna arrivare a diciotto perché il livello tecnico con venti squadre è più basso. Bisogna farlo perché nonostante i guizzi finali del Crotone è stato un campionato che aveva perso quasi tutto il senso già a 10/12 giornate dalla fine“.

E bisogna farlo anche perché l’alto numero di partite, l’inflazione di partite, riduce lo spettacolo. Le televisioni pensano che il prodotto venga valorizzato di più dal continuare a trasmettere partite a tutte le ore, ma in realtà è esattamente il contrario: se tutte le partite sono degli eventi, nessuna partita è più un evento. Bisogna ridurre il numero delle partite e fare in modo che in ciascuna di queste partite si rischi davvero qualcosa, non solo a livello mediatico o di gonfiaggio pubblicitario“.

A livello di novità, secondo me, una novità tecnica – non so se sia un bene o un male, ma è evidente – è che il numero dei gol è altissimo. Questo significa che le squadre non pensano più a difendere e basta, ma anche le squadre più piccole si stanno dedicando maggiormente a schemi offensivi che non difensivi, a differenza di come era una volta. Forse perché la regola dei tre punti ha reso ormai evidente che il pareggio serve a pochino: una squadra che quindi facesse 38 pareggi non sarebbe quasi certa di salvarsi. Al contrario, perdendo tante partite ma vincendone anche qualcuna, ci sono buone possibilità di salvarsi“.

Dal punto di vista delle novità mi sembra che ve ne sia un’altra: il portiere che si sta sempre più trasformando in giocatore di movimento, che partecipa all’azione e non si limita a parare e basta. Oggi nel bagaglio tecnico di un portiere c’è la necessità di saper giocare bene coi piedi e partecipare all’azione, con tutti i rischi del caso“.