Il campionato che è stato: il buono, il brutto e il cattivo

Abbiamo dedicato questa settimana a un’analisi sul campionato appena terminato. Siamo partiti con una firma storica come Gianni Mura, arrivando ad ascoltare poi Sebastiano Vernazza (Gazzetta dello Sport), Enrico Currò (La Repubblica) e Andrea Ramazzotti (Correre dello Sport, la cui intervista è in uscita questo pomeriggio). Oggi il nostro editoriale riprenderà uno dei film più famosi del panorama hollywoodiano, “Il Buono, il Brutto e il Cattivo“, per cercare di evidenziare chi ha stupito, chi ha proceduto a passo d’uomo senza sussulti e chi ha deluso. Prenderemo per ogni categoria una squadra, un allenatore e un giocatore.

IL BUONO…

Circoscrivere una scelta non è mai facile, soprattutto in un anno dove sarebbero tante le squadre da mettere in evidenza. Non ce ne voglia il Crotone, che avrebbe meritato, ma l’Atalanta quest’anno ha rappresentato la più piacevole sorpresa del calcio italiano. Campionato gestito quasi per intero da grande squadra, con un gioco corale affinato giornata dopo giornata sotto l’egida di Gasperini. E, aspetto fondamentale, la valorizzazione di un gran numero di giovani talenti che già costellano le rose presenti e future delle big del campionato italiano. L’anno prossima, con o senza il Papu Gomez, sarà la prova del “nove” per Gasperini e i suoi uomini.

L’allenatore scelto per essere il “buono” di questo campionato è invece Davide Nicola. Buono come solo i padri sanno fare, ha dedicato la salvezza al figlio scomparso e preso sulle proprie spalle il destino di una città che riportava in Serie A la Calabria dopo anni di assenza. Non parlategli di miracolo sportivo, quanto di favola calcistica: tra gli allenamenti su spiagge deserte a Steccato di Cutri e la persuasione che con la forza fisica e atletica si possano mettere sotto tutti gli avversari, ecco che Nicola ha confezionato una delle rincorse salvezza più romantiche e genuine della storia del campionato italiano.

Dries Mertens. Piccolo di statura, altissimo per caratura tecnica. Tallonato da “false” novità come Gomez dell’Atalanta o Mandzukic della Juventus, l’attaccante partenopeo (28 reti stagionali in campionato, ndr) ha il solo rammarico – non direttamente suo – di essere stato schierato come centravanti solo dopo l’infortunio di Milik, altrimenti la proiezione sarebbe stata quella di un nuovo record di reti segnate in Serie A. Un anno dopo la parentesi Higuain. Ora la clausola contrattuale inserita da De Laurentiis blinda il fenomeno belga almeno ancora un anno a Napoli, da dove vorrebbe partirsene con almeno un trofeo in valigia. Interessante vedere quale alchimia Sarri creerà, il prossimo anno, tra lui e Milik.

IL BRUTTO…

All’ultimo ha rialzato la testa, ma il Sassuolo ha dimostrato che il doppio impegno tra Europa e campionato deve essere supportato da una rosa ampia, che non patisca infortuni ogni due per tre, e da una caratura mentale e tecnica che assicuri all’allenatore una scelta equivalente tra titolari e rincalzi. La piazza emiliana, dove le pressioni esistono ma sono limitate o contenute rispetto ad altri contesti, si sarebbe aspettata di ripetere la stagione dell’anno passato e la realtà è stata, invece, molto cinica: solo un dodicesimo posto conquistato tra il via-vai di voci che davano, non a torto, Eusebio Di Francesco sulla strada per Roma. Tra mercato e avvicendamento in panchina, tornerà il Sassuolo a lottare per l’Europa?

Forse esagerato elevarlo a capro espiatorio, ma Paulo Sousa ha senza dubbio una rilevanza nella fallimentare stagione della Fiorentina. Nessun piazzamento europeo, un’eliminazione “horror” contro il ‘Gladbach in Europa League e un andamento altalenante che ha portato a risplendere pochi diamanti, da Chiesa a Bernardeschi passando per un sempreverde Babacar. Anche sulle rive dell’Arno è stata insomma una stagione dura da affrontare, una stagione da “punto e a capo”: passeranno il testimone non solo l’allenatore e il capitan Gonzalo Rodriguez, ma è assai probabile che anche la famiglia Della Valle ponderi seriamente l’ipotesi di una vendita societaria. Chi vivrà, vedrà: la Fiorentina però perde l’Europa dopo anni consequenziali di militanza.

Un piccolo pezzo di Genoa dovevamo inserirlo. Durante la stagione abbiamo messo in evidenza pregi e difetti della formazione rossoblu, soffermandoci molto sugli errori individuali e rendendoci conto che la difesa genoana ha avuto grosse amnesie. Ad inizio stagione Ezequiel Munoz aveva strappato applausi perché offriva prestazioni di altissimo livello, sulla falsa riga del finale di campionato dell’anno ancora precedente. Dopo la partita col Palermo, complice anche qualche acciacco, il difensore argentino è però caduto nella trappola degli errori e ha fatto fatica a rialzare la testa, terminando in grande flessione. Resta punto da cui ripartire l’anno prossimo, vista anche la partenza di Burdisso: se in condizione, è probabilmente il più attrezzato dei difensori rossoblu.

IL CATTIVO…

Inevitabilmente l’Inter. Con cinque cambi di allenatore in una sola stagione (Mancini, De Boer, Vecchi, Pioli, Vecchi) la formazione nerazzurra ha illuso di poter centrare finalmente l’Europa. Arrivata a un passo dal rientrare nella lotta Champions (a metà marzo era a -6 dal Napoli terzo e a -2 dal quarto posto della Lazio, ndr), l’Inter di Pioli ha tirato i remi in barca e con essi un peso insormontabile che per poco non l’ha fatta affondare. Inutili le reti di Icardi, poco proficui gli innesti estivi e invernali, sfruttati solo a sprazzi: sarà l’ennesima estate di ribaltoni e grandi manovre di mercato, ma al Biscione serve una stagione di alto livello per scongiurare altri epiloghi “tragici” come il blackout di questo finale di stagione o l’eliminazione dall’Europa League per mano di Apoel Beer-Sheva e Southampton.

Giovanni Martusciello. Il tecnico dell’Empoli non ha mai ingranato coi suoi ragazzi: qualche sussulto c’è stato, ma mai decisivo, e il filotto di passi falsi nel finale di campionato ha condannato la formazione toscana a un vero e proprio suicidio sportivo. Nettamente peggior attacco del campionato con 29 reti, l’Empoli di Martusciello avrebbe dovuto rappresentare un filo conduttore rispetto alle gestioni Sarri e Giampaolo. In realtà, il mix di calciatori giovani ed esperti quest’anno non ha portato molti risultati e neppure le prodigiose prestazioni di Skorupski, che nonostante tutto resta uno dei migliori portieri di questa stagione, hanno permesso alla squadra empolese una salvezza tranquilla e il mantenimento di un notevole distacco dal terzultimo posto. Stagione fallimentare per un Martusciello a tratti spaesato.

Tredici reti segnate quasi tutte nel girone di andata, poi l’andamento da desaparecido per gran parte del giro di boa. Carlos Bacca rimane senza dubbio uno dei grandi assenti della Serie A 2016/17, forse perché mai entrato in piena sintonia con Montella, forse perché la volontà, a gennaio e già in estate, era quella di approdare in altri lidi. Fatto sta che il centravanti colombiano ha sì contribuito attivamente al ritorno in Europa del Milan, ma non ha spinto sull’acceleratore come un attaccante della sua rilevanza potrebbe fare. Se ne rammarica il Milan, che si prepara a salutare l’attaccante sudamericano sperando di convincere Alvaro Morata dopo la finale di Cardiff.