Juventus come il Genoa

Foto tratta da Internet

Mentre alla televisione si vedeva Juventus-Real Madrid, dopo il primo tempo qualche speranza c’era anche grazie al più bel gol da Champions di Mandzukic. Il secondo tempo ricordava invece il Genoa di Juric contro il Chievo: bianconeri rimasti nello spogliatoio. Una situazione identica, malgrado i protagonisti fossero diversi durante Genoa-Chievo. Adesso finalmente qualcuno darà delle spiegazioni su come possa succedere durante una partita di calcio che si spenga la luce dopo un tempo, sabato sera anche per la forza degli avversari.

Allegri ha detto che ci riproveranno. Viene da dire “ci mancherebbe”, ma il tecnico livornese  dovrà comunque trovare la squadra già dal prossimo luglio e non fare stravolgimenti a gennaio. Il campionato italiano sarà sempre benefattore e nessuno si scansa nei confronti della Signora, ma in Europa, nonostante la finale, difficilmente faranno risultati nell’unico momento che conta se non viene programmata la stagione nei minimi dettagli, da quelli tattici a quelli fisici.

La Juventus giungeva alla finale di Cardiff in riserva, in folle dopo le 50 gare giocate tra campionato e Coppe varie. L’allarme era già suonato nelle ultime 3/4 gare di campionato, dove Roma e Napoli gli avevano rosicchiato punti. Per tutti era solamente una questione di carica mentale e di concentrazione mancata dopo la vittoria in Coppa Italia, dove nella testa di tutti predominava la parola “triplete”. Una Juventus svuotata di testa nel secondo tempo contro i Viola madridisti non se la aspettava neanche Allegri.

Ormai l’argento in Europa per la Juventus non interessa più. Occorre l’oro che alla fine è tutto. Finale di stagione che per risultati ed euro incassati rimane straordinario per gli Agnelli, tuttavia la delusione resterà tanta. La Vecchia Signora in Europa, nei momenti decisivi, non sa vincere. Anche solo lasciando da parte il gioco e puntando sulle deficienze degli avversari – oltre il buio del secondo tempo visto a Cardiff -, la voglia di vincere farà fare il risultato. Questo è il lampo che dovranno tenere a mente Marotta e compagnia quando rifaranno la squadra del prossimo anno, non soltanto per vincere il settimo scudetto consecutivo quanto per ritornare in Finale di Champions League per vincerla.

Allegri è stato senza dubbio filosofico: ciononostante aver buttato all’aria nove mesi di lavoro in 45’ non gli farà fare delle vacanze serene. Il tappeto rosso steso dal Muro BBC a cui bisogna aggiungere Buffon, che ha parato il normale, è caduto non solo sotto i colpi di CR7, che non è una marca di trapano. Cristiano Ronaldo all’apparenza non ha fatto neanche fatica.

Delle 5 stelle davanti si è salvato solamente Mandzukic per il gol realizzato perché senza quello poteva nascere anche un set tennistico. Dybala avrebbe dovuto accendere la luce in una Finale di Champions, dove contano le giocate, ma non ha lasciato il segno. Higuain vuoto per la gioia sotto il Vesuvio. La Juventus si è così persa, ha mollato e i piedi buoni dei quattro centrocampisti madrileni hanno asfissiato Pjanic e Khedira: rincorrere avversari che non ti fanno vedere il pallone è dura per tutti.

Zidane poi conosce bene il calcio italiano e con una folla di centrocampisti di qualità ha giocato al gatto con il topo. Nel primo tempo non accompagnava l’azione come gli succede in Liga e nelle gare di Champions giocate con tanti calciatori: quello che si aspettavano Allegri, gli accreditati giornalisti e Arrigo Sacchi (leggere il pezzo di sabato scorso, ndr). Nel secondo tempo, alzando subito il baricentro, con il torello dei blancos che si faceva più aggressivo, Zizou si impossessava della nottata nella prima Champions giocata sotto il tetto del Millennium Stadium. Cosa veniva “matata” la Madana bianconera. E a proposito di Sacchi: Zidane con due vittore consecutive lo raggiunge.

Solo Real. Troppo Real. Assolo Real. Ma l’interrogativo iniziale resta per capire qualcosa anche del Vecchio Balordo: come si fa ad entrare bianchi nello spogliatoio alla fine del primo tempo e dopo 15’ diventare neri? Il sabato del villaggio bianconero iniziato alle prime luci dell’alba in Inghilterra e davanti ai maxi schermi non solo di Torino è finito nel buio più assoluto, non solo in campo, ma pure nei cuori intimoriti e spaventati dei tifosi bianconeri in Piazza San Carlo. Non c’entra nulla il calcio, ma forse (ancora non ci sono conferme da parte degli investigatori, ndr) la scarsa intelligenza e deficienza mentale di un protagonista in negativo di una gara di calcio vissuta attraverso un maxi schermo.