Turnover si, turnover no: quando cambiare poco o tanto fa la differenza

Conte e Mourinho guidano rispettivamente la classifica degli 'highest' e quella dei 'lowest' (grafica tratta da Metro.co.uk)

Una delle parole inglesi più utilizzate nel mondo viene applicata spesso e volentieri anche al mondo del pallone. Continuità o rotazione negli 11 di partenza: cosa fa la differenza? È questo il quesito che si sono posti al CIES, osservatorio calcistico da cui prendiamo spunto per riportarvi alcune statistiche curiose. Dal “Money and Success” di fine campionato fino al grafico con i giocatori più fedeli per ogni squadra, con Francesco Totti e Daniele De Rossi al primo posto in Italia.

Riprendiamo dunque il grafico del CIES Football Observatory, nel quale il trio Roma-Napoli-Atalanta spicca fra le prime 50 squadre con il maggior numero di minuti giocati dall’11 di fiducia.

Se il Chelsea di Antonio Conte guida la classifica con un clamoroso 85.5% (complici anche i pochissimi infortuni patiti dai neolaureati campioni d’Inghilterra), dall’altra sponda a comandare è il Manchester United di José Mourinho, in testa con una strategia radicalmente differente. Gli 11 giocatori con il maggior numero di presenze in campo hanno prodotto una media del 62.8% di minuti, un numero enorme se paragonato ai rivali in finale di Europa League, quell’Ajax che si è piazzato al 27° posto nella classifica dei meno propensi al cambiamento. ‘Colpa’ anche della rosa a disposizione: molto più larga quella dei Red Devils, strettissima per i Blues. Anche il Tottenham di Pochettino segue Conte con una percentuale più bassa di soli 5 punti.

Squadra che vince non si cambia, ne sono una prova, le sorprese tedesche HoffenheimRed Bull Lipsia (secondo in Bundesliga e 6° nella classifica con a capo il Chelsea), l’Aberdeen finalista di coppa in Scozia ed il Feyenoord campione d’Olanda. Anche l’Atalanta di Gasperini figura nella lista con una percentuale del 77.7%, quasi identica a quella di Maurizio Sarri.

Fra gli amanti del turnover troviamo invece molte squadre che hanno fallito nei rispettivi campionati, vedi il fanalino di coda Osasuna in Spagna o l’Hull City di Andrea Ranocchia (complici anche i numerosi acquisti e cessioni invernali che ne hanno mutato profondamente la rosa). Non sempre una percentuale così alta di cambiamenti – e di conseguenza molto bassa nella statistica del CIES – è dovuta a scelte degli allenatori, visto che una squadra falcidiata dagli infortuni è costretta a trovare dei sostituti, detto questo la due correnti restano ben definite e molto suggestive: da una parte i campioni d’Inghilterra, che hanno incontrato non poche difficoltà nell’ultimo mese di campionato, dall’altra una squadra partita in sordina ma arrivata ad alzare l’Europa League nell’arena di Stoccolma.  

Cominciare bene o finire meglio, contare sulle riserve o cambiare poco? Questo, per il CIES, è il dilemma della settimana.

I numeri compresi fra le due parentesi quadre (es. [24] e [31]) indicano il numero di calciatori impiegati sul campo dai rispettivi allenatori.