La Storia del Vecchio Balordo #13: la storia dell’azionariato popolare di “Pippo” Spagnolo

Sono giorni difficili quelli che accompagnano il Genoa all’inizio degli anni Settanta, che hanno visto la squadra rossoblu retrocedere per la prima volta in Serie C (clicca qui per saperne di più). Ma questa è una storia che porterà a grandi passi al 13 giugno 1971, il “giorno dell’apoteosi” che farà da preludio agli infuocati incontri dell’Assemblea rossoblu, dove si contesterà l’operato del presidente Tongiani.

Il Genoa deve fare fronte a una situazione economica traballante e critica e cerca di procedere con un risanamento del bilancio attraverso l’azzeramento di quello che è il capitale sociale. C’è però un problema: la Lega Nazionale richiede che la copertura delle perdite accumulate venga ripianata con la rinuncia di crediti da parte degli azionisti. Si dichiarano tutti favorevoli, ma presto la cessione di Desolati alla Fiorentina allontanerà Tongiani definitivamente dalla presidenza e costringerà a nuovi incontri per ritrovare un equilibrio nell’organigramma: siamo nel novembre 1971.

Il 28 novembre 1971su proposta dell’avv. Gianni Meneghini, che ha avuto modo di avere frequenti contatti con i responsabili dei Clubs Genoani, il Consiglio delibera – contro il parere degli organi federali – di promuovere una campagna di azionariato popolare dal cui successo si spera possa trarre giovamento la cassa sociale. Il valore nominale delle azioni, per favorire la sottoscrizione, viene portato da 25000 a 2500 lire”. In molti ricorderanno un Genoa-Perugia del 31 gennaio 1972 – e prima molti altri incontri e occasioni – durante la quale “Pippo” Spagnolo e altri membri del Coordinamento, dimentichi della sfida, giravano per lo stadio per sottoscrivere nuove cambiali e vendere nuove azioni al grido di “Il Genoa siamo Noi”. Si tratta di un momento storico: le sottoscrizioni non decollano, ma è solo l’inizio. I libri di storia rossoblu parlano del 12 giugno 1972 come della data della “implicita sconfitta dell’azionariato popolare” alla luce dell’uscita di scena dell’avvocato Meneghini e della nomina di un nuovo Consiglio con Giacomo Berrino in veste di presidente. Il 30 giugno verrà venduto Maurizio “Ramon” Turone al Milan, il Genoa Cricket and Football Club viene liquidato in via definitiva. Un nuovo spiraglio, l’ultimo acuto prima del tramonto di un’iniziativa popolare, ha la sua data cardine il 26 marzo 1973.