Basta fare il Paperon de’ Paperoni

Primo weekend senza calcio a qualsiasi livello, tempo non bello perciò lettura . Sabato la lettura di Sportweek,  il settimanale della Gazzetta, con alcune pagine su “ quelli che… comandano” che non si chiamano più procuratori o agenti ma intermediari ha lasciato il segno.Ormai il ruolo di questi personaggi senza peli sullo stomaco, senza titoli di studio e senza patentino è diventato rigurgitante.

Sportweek dice, a ragione, che si tratta di una situazione senza più controllo: Raiola è in qualche modo il più pulito facendo tutto alla luce delle telecamere.
Ormai i calciatori sono contattati direttamente non attraverso le società proprietarie dei cartellini. Il termine di poter avvicinare quelli in scadenza di contratto dalla fine di gennaio è una favola.
I contatti più o meno sotterranei con calciatori di altre squadre o con persone a loro legate, sono ormai la consuetudine. Nel calcio d’oggi non solo i regolamenti ma anche le firme per i calciatori sono carta straccia.

Godono solo gli intermediari nel calcio italiano con la promessa di portare in Italia, a parole, campioni in grado di far fare salti di qualità e raggiungere successi ottenendo forti e lunghi contratti. Se le qualità si confermeranno saranno stracciati e subito messi all’asta (non dalle società) anche se si sono battuti il cuore per 9 mesi, altrimenti continueranno a peregrinare a suon di milioni di euro sui campi italiani.

Il mondo del calcio italiano non finirà bene. In Germania i calciatori si prendono il 52% degli incassi, in Inghilterra il 61% e in Spagna il 63%. L’Italia è invece al massimo col 72%. Scappa da ridere quando si parla di autofinanziamento delle squadre.
Altre cifre che non faranno più girare il pallone mondiale se non si metterà un freno agli intermediari che per ogni operazione incassano il 10%, quasi il 6% in più delle banche d’affari.

Le cifre incassate dagli intermediari : 1,1 miliardi di dollari incassati in tutto il mondo; 1,08 miliardi in Europa con in testa l’Inghilterra e i suoi 95 milioni all’anno, seguita dalle società italiane che buttano via tanti soldi in quattro anni, quasi 256 milioni di dollari. Gli intermediari non alimentano il calcio italiano e non lo faranno diventare virtuoso. Loro, assieme coi Presidenti delle società italiane, sono i principali responsabili di questo sgonfiamento del pallone di cui la nostra redazione ha parlato già la scorsa settimana (clicca qui per saperne di più).

Qualcuno si lamenta che dopo una settimana il calcio mercato italiano va a rilento, che si va avanti di prestiti e svincolati ma basta leggere il servizio di Deloitte per capire che il futuro della serie A è appesa ad un sottile filo considerato che il bilancio del massimo campionato italiano è in rosso di 133 milioni di euro mentre il Inghilterra viaggia su un utile di 718 miloni, in Bundesliga ha guadagnato 316 milioni e in Spagna ben 264 milioni.

Il sistema sterile e improduttivo italiano sarà sempre in rosso non avendo investito nei momenti d’oro in stadi, facendo crescere i vivai o scegliendo di passare dai procuratori prima, dagli agenti e dagli intermediari dopo.

Soldi che dovrebbero essere investiti per rifare gli stadi o far crescere i vivai e invece passano direttamente agli intermediari senza che a beneficiarne sia in alcun modo il sistema. Per capire quanto il sistema delle intermediazioni in Italia sia diventato svantaggioso e scarsamente produttivo basti pensare che in Gran Bretagna le commissioni pesano il 2,5% dei diritti tv annui, in Germania sono l’1,6% e in Spagna appena l’1,3%, mentre in Italia volano al 5,75%.

La crisi del calcio italiano incomincia a delinearsi e le prime a capirlo sono state le TV. La cessione dei diritti sarà sempre più difficile per Lega e Infront se non convinceranno Sky e il Biscione a ripensarci sulle offerte della scorsa primavera, considerato che i netwoork internazionali non sono interessati al calcio italiano, ormai consapevoli che i meccanismi d’asta non premiamo le offerte giuste e più alte ma quelle clientelari, come successo nell’ultimo triennio con Mediaset.
Sarà un autunno caldo per Lega e Infront al fine di raggiungere quota un milione di introiti da cui bisognerà togliere la percentuale dell’Advisor Infront , lo scorso anno di 43 milioni sugli 1,13 miliardi incassati.

Alla svelta bisogna trovare regole non più messe in discussione che tutelino il calcio italiano cercando di ritrasformarlo da sofisticato business all’eccesso in un giocattolo meno costoso. Come? Meglio ripeterlo: investendo in stadi, strutture giovanili e non pagando più commissioni da capogiro agli intermediari.

Letta con interesse anche l’intervista di Scalfari su Repubblica a Papa Francesco. In particolare quando il Papa ha voluto fare una domanda chiedendo quali sono i difetti e i pregi dei giornalisti. Scalfari ha parlato poco di pregi ma di un grande difetto della categoria: “raccontare un fatto non sapendo fino a quale punto sia vero oppure no: calunniare, interpretare la verità facendo valere le proprie idee“. E addirittura fare proprie le idee di una persona più saggia e esperta attribuendole a se stesso”.

Frase che mi ha particolarmente colpito in questo momento di calcio mercato e in tutti quelli che lo hanno preceduto. Il Genoa ultimamente ha ballato molto tra le fake news e la vicenda di Perin al Milan, che è diventata come le tre scimmiette del “non ho sentito, non ho visto e non ha parlato”. Ultimissima quella su Pellegri e Salcedo: Genoa e Inter si siederanno al tavolo questa settimana per cercare di mettere nero su bianco su cifre e bonus, ma con la Juventus in campana. Chi ha parlato di 60 milioni per i new boys genoani? Coloro che, come ha detto Scalfari, hanno raccontato il fatto non approfondendo quanto fosse vero.