Eri un po’ chiuso in Te, allora, caro vecchio Genoa, ed avevi l’aria un po’ austera, un po’ diretta. Eri, in un certo senso, alquanto difficile da avvicinare“. Vittorio Pozzo sapeva raccontare bene il calcio avendolo vissuto un po’ da cronista, un po’ da tecnico della Nazionale. Sperimentò sul Genoa, e del resto non si poteva fare altrimenti alla fine dei primi 60 anni di vita del Genoa: prima del baratro della Serie C, nel 1970 (anno della prima, doppia retrocessione della storia rossoblu, ndr), parlare di calcio in Italia e di Genoa, assieme, era la prassi.

Il Genoa si può raccontare in mille modi diversi e questa buonanotte, poche notizie, la dedicheremo proprio al compleanno del club rossoblu. Eh già, perché dall’alto dei suoi 124 anni appena compiuti il Grifone non può essere trattato banalmente, con sufficienza, ma va in qualche maniera raccontato. Buoncalcioatutti ha questa pretesa, oggi ancor più di ieri, e continuerà a farlo. Sempre – e non infallibilmente – parlando di quello che c’è.

Sia ben chiaro: il regalo di compleanno il Genoa non aveva bisogno di riceverlo dalla nostra redazione dal momento che se lo è già fatto oggi, nel primo pomeriggio, con qualche ora di anticipo e in barba alla scaramanzia. Se lo è infatti concesso con la revoca della squalifica inflitta ad Armando Izzo, che già dalla gara di Udine tornerà tra le disponibilità di mister Juric. Tanti altri regali si aspettano però i tifosi, soprattutto in termini di gioie sportive. Per stasera lo sguardo è proiettato alla storia, da domenica tornerà sul campo.

Proiettato alla storia perché 1893, come anno, suona lontano: eppure è vicinissimo. Se viviamo il calcio in Italia con tanta passione e applicazione mentale e fisica, lo dobbiamo al Genoa. Al Genoa dei fondatori inglesi che prestissimo si resero conto che a Genova, se a primo impatto ti sembreranno schivi, in un secondo momento ti appariranno curiosi. Si parla dei genovesi, dei padri fondatori del Genoa Cricket and Football Club per come lo conosciamo al giorno d’oggi.

Le mani di un bambino in quelle del padre o del nonno, rievocate anche quest’anno nel promo della campagna abbonamenti, non sono soltanto una fotografia o una storia da raccontare per vendere fumo negli occhi: sono l’immagine stilizzata e antichizzata di un popolo e di una cultura che per la prima volta conosceva il foot-ball (volutamente scritto staccato, ndr), sintesi di un gesto atletico inconsueto e di un oggetto che rotolava sull’erba. Ne sarebbe nata una inguaribile, seppur sana, malattia. Non fosse stato così il Genoa non festeggerebbe oggi il suo 124° anniversario della nascita nelle vesti di quinta squadra più seguita della Serie A in termini di abbonamenti.

Che il tifo a Genova non fosse cosa banale, era già noto a tutti. Questa sera però lo si è capito un’altra volta, proprio quando intorno alla mezzanotte i tifosi, sciarpe al collo, si sono ritrovati in Piazza De Ferrari per dirsi ancora una volta “buon compleanno!”. Sotto lo sguardo di Garibaldi (che il 7 settembre 1860, trentatré anni prima della fondazione del Genoa, entrava a Napoli dopo la fuga dei Borbone e lo faceva noncurante dei cannoni che lo aspettavano in porto per festeggiarlo),  sotto lo stendardo sventolante di Palazzo Ducale raffigurante la croce di San Giorgio e vicino a una delle sedi storiche del club più antico d’Italia dal 1936 al 1963, l’ex Circolo della Stampa. Tutto racchiuso lì, in poche centinaia di metri, illuminato dalla storia e non dai riflettori. “Eri un po’ chiuso in Te” scriveva Pozzo, e non a torto. Poi però ti ci avvicini e scopri.

Tu prova ad avere un mondo nel cuore, non riesci ad esprimerlo con le parole“. Andasse qualcuno a contestare De Andrè se non aveva capito che, in sintesi, quando scrisse quella canzone parlò anche del Genoa, di cui parlava poco perché “troppo coinvolto”. Dal poeta al musicista, il Genoa ha fatto da minimo comune denominatore per chiunque vi si avvicinasse.

Per questo da sempre il Genoa ha fatto suoi dei simboli, dei luoghi, dei colori aggregandoli in una sola passione. Poi è finito per unire e dividere oppure per fare opinione: ma non si è mai preoccupato – e mai si preoccuperà – dei cannoni e dei venti di guerra. Anzi, forse sarebbe meglio dire che di fronte alle difficoltà e alle divergenze ha sempre fatto un bel po’ di remescio per far sì che poi ci si ritrovasse ancora più forti.

Lo hanno dimostrato le stagioni più dure, fin da quando il Genoa calcava per la prima volta il terreno dell’attuale “Ferraris”. Il Genoa, rassegniamoci, è una storia che si ripete, giorno dopo giorno e anno dopo anno: una storia che non troverà mai un finale che accontenti tutti e che non potrà mai scindersi dall’idea della sofferenza. Della sofferenza psicofisica che deriva da un amore neppure lontanamente propenso ad essere messo in archivio.

Per quanto voi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti“.

Piazza De Ferrari rimbomba al grido "Genoa, Genoa!". Sono 124 …

Piazza De Ferrari rimbomba al grido "Genoa, Genoa!". Sono 124 anni di Genoa CFC —-> http://buoncalcioatutti.it/2017/09/07/genoa-sono-124-anni-di-storia-tra-cori-e-sciarpe-i-nostri-auguri-dedicati-al-genoa-video/

Publié par Buon Calcio a Tutti sur mercredi 6 septembre 2017