Moduli e idee di gioco, cosa va per la maggiore in Serie A

La seconda pausa del campionato aveva aperto le settimane dei numeri, dalle quali il Genoa non è uscito indenne fra le mille ipotesi di adozione di un nuovo modulo che attendono Cagliari per essere messe, eventualmente, nero su bianco (clicca qui per approfondire la tematica sul 3-5-2). Il campionato peraltro è arrivato alla seconda pausa senza alcun esonero: l’anno scorso, di questi tempi, il primo a veder saltare la propria panchina era stato Iachini a Udine. Oggi, con l’ottavo turno all’orizzonte, tutti i tecnici sono rimasti sulle rispettive panchine. Ma chi ha portato avanti con maggiore costanza la propria idea di gioco?

Senza dubbio le prime tre della classifica, che per quanto aleatorio possa essere il concetto di modulo e per quanto possa averci “rimbecillito”, per dirla alla Aldo Agroppi, fanno l’en plein giocando o col 4-2-3-1 (Juventus e Inter) oppure col 4-3-3 (Napoli). Una direzione tattica la hanno inevitabilmente presa anche altre squadre, alcune con maggiore conforto dai risultati (Lazio e Bologna, per dirne due), altre con qualche intoppo in più. Tra queste ultime troviamo chi, partito bene, ha visto adottare le contromisure giuste dagli avversari, come accaduto alla novità Spal o al Torino, e chi invece ha continuato su una strada ben definita trovandosi comunque impantanata sul fondo della classifica, come sta succedendo a Cagliari, Fiorentina e alle neopromosse Benevento e Verona. Tra le squadre più convincenti nel loro assetto tattico, chi per un ottimo lavoro biennale e chi grazie alla concreta ricerca di una conferma importante su una panchina pesante, anche le sole due squadre con una gara in meno, ossia Sampdoria e Roma.

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Chi adotta con costanza una difesa a tre, almeno nelle premesse tattiche della gara, sono Lazio, Atalanta e Spal, che chiedono grande lavoro di sacrificio ai loro esterni, tendenza del calcio moderno. A scegliere con convinzione la retroguardia a quattro troviamo invece tutte le big del campionato. Non mancano certo gli ibridi, ossia quelle disposizioni in campo che variano in corso di gara e in funzione delle situazioni di gioco. Ma l’analisi degli assetti iniziali delle squadre è importante, se non altro per andare a provare a capire quale genere di partita si voglia fare: poi lo zampino ce lo metteranno i giocatori, coloro che possono realmente fare la differenza e annientare qualitativamente un modulo non compreso sino in fondo dall’avversario.

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Per concludere la nostra breve analisi, siamo andati a vedere sui 139 moduli che si sarebbero potuti adottare sin qui, da inizio campionato sino alla settima giornata (20 assetti tattici per turno moltiplicati per sette turni, considerando sempre la gara da recuperare tra Roma e Sampdoria), quale sia stato quello più sfruttato. La top five racconta – ed è dato in linea con quello europeo – che il 4-2-3-1 viene utilizzato in un quinto delle gare e risulta il sistema di gioco ad andare per la maggiore (29 su 139 > 20,8% delle gare sin qui disputate), seguito da 4-3-3 (26 su 139 > 18,7%), 4-3-1-2 (20 su 139 > 14,3%), 3-5-2 (18 su 139 > 13%) e 4-4-2 (12 su 139 > 8,6%). Di seguito, in conclusione, la tabella completa dei moduli sin qui adottati elaborata e tratta da Football Lineups:

  • 29 utilizzi: 4-2-3-1
  • 26 utilizzi: 4-3-3
  • 20 utilizzi: 4-3-1-2
  • 18 utilizzi: 3-5-2
  • 12 utilizzi: 4-4-2
  • 7 utilizzi: 3-4-3
  • 6 utilizzi: 3-4-1-2; 4-4-2; 3-5-1-1
  • 3 utilizzi: 4-5-1
  • 2 utilizzi: 3-4-2-1; 4-1-4-1

P.S: l’anno scorso, a fine agosto, risultava che il 4-2-3-1 fosse stato utilizzato in 90 gare delle Serie A 2016/17 (in Europa sarebbe stato adottato in più di 1700 partite ufficiali, ndr). Ad oggi, in proiezione, questo 4-2-3-1 pare essere un modulo in crescita per consensi tra gli allenatori. Ma le ultime parrucche bianche restano il rettangolo verde e la qualità dei singoli interpreti.