La Storia del Vecchio Balordo: Angelillo, l’angelo da cui il Genoa “dipese troppo” – VIDEO

La parentesi Angelillo al Genoa sarà legata alla stagione '68/'69 valsa un sesto posto in serie B

Foto tratta da "Ciao Genoa" scritto da Pesce, Bregante, Bozano (1991)

Se ne è andato a 80 anni Antonio Valentin Angelillo, che tra le mille sue peripezie calcistiche fu anche calciatore del Genoa nella stagione 1968/69. Quando arrivò in Italia assieme a Sivori e Maschio, destinazione Inter, ad aiutarlo con l’ambientamento fu Livio Fongaro, un altro nome che ha legato la sua storia ai colori rossoblu, prima da calciatore e poi da allenatore.

Destino volle che le loro strade si stessero per incrociare nuovamente dopo il 1961 proprio sotto la Lanterna, ma Fongaro fu esonerato la stagione precedente e avvicendato da Campatelli. Quell’anno, il 1968, l’estate dei Genoani fu peraltro caldissima: occorreva salvarsi vincendo contro il Venezia per evitare un’altra caduta in Serie C.

Sarà Petroni a salvare il Genoa in quel mese di luglio con la gente assiepata in Piazza De Ferrari per ascoltare la radiocronaca della gara disputata a Bergamo, in campo neutro, contro il Venezia. Alla luce di questo sofferto successo, per la stagione successiva Campatelli verrà riconfermato. Ma al Genoa serve non soffrire più così. Ecco che allora “riparte l’anno successivo con propositi ambiziosi”, questo perché Campatelli in primo luogo “ha capito che uno dei difetti principali del Genoa consiste nella mancanza di un uomo regia e tenta la gran carta di Antonio Valentin Angelillo: rilanciare in pieno un fuoriclasse del genere significherebbe avere mezza promozione in tasca” raccontano le cronache di quel tempo.

La parentesi di Angelillo al Genoa sarà legata solamente a questa stagione 1968/69 coincisa con un sesto posto in Serie B. Per l’angelo dalla “faccia sporca”, soprannome attribuitogli dopo un allenamento da un massaggiatore come lui stesso ha raccontato, saranno 24 le presenze con la maglia del Grifone, cinque le reti. A fine stagione, a mente fredda, si dirà che “il Genoa dipendeva troppo da Angelillo: in certe partite in cui l’anziano fuoriclasse (aveva 31 anni, ndr) riusciva a imporsi per qualcosa che valesse la teoria, si vedeva addirittura un calcio spettacolo“.

La storia rossoblu di “Signor Record”, come lo definì la Gazzetta dello Sport una decina d’anni fa ricordando come il suo primato di 33 reti nel campionato a 18 squadre resistesse ancora, finisce presto. La società nell’estate del 1969 ha da rimettere a posto il bilancio, “ancora aggravato per i numerosissimi acquisti dell’anno precedente“. Angelillo è uno dei sacrificati.

Virgolettati estratti dal testo “Ciao Genoa, cent’anni di storia rossoblu” (De Ferrari Editorie, 1991) a cura di Pesce, Bregante, Bozano

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