VAR Sport, gli episodi del 20° turno

Altro precedente vissuto a Cagliari: solo l'arbitro può decidere se iniziare una review

“Ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse “un tentativo?” scriveva Fabrizio De André nel testo di Oceano,  canzone contenuta nell’album “Volume 8” uscito nel 1975. Non c’era, negli anni Settanta, nessun tipo di apporto tecnologico al calcio giocato, nessun tentativo di approccio fra i due mondi, mentre oggi i buoni propositi per trovare un trait-union potrebbero anche esservi. L’ultimo in ordine di tempo si chiama VAR, che oltre cinquanta situazioni ha chiarito positivamente: e su questo siamo d’accordo.

Ma restano comunque troppi, al sorgere dell’anno nuovo, gli errori grossolani che il Video Assistant Referee ha fatto e che hanno maldestramente annullato i buoni propositi di questa formula, ad oggi poco ragionata. Forse perché siamo cresciuti nell’ottica che la tecnologia sia infallibile. La prima di ritorno ha smentito questo pregiudizio, proponendo almeno un altro ventaglio di episodi davvero difficili da digerire. E sono davvero tanti questa volta gli interpreti a non averli compresi. Andiamo a vedere nel dettaglio quelli negativi, partendo però da quello positivo avvenuto in Torino-Bologna.

TORINO-BOLOGNA – Sacrosanta la revisione al VAR (Di Bello) alla luce del mancato rigore assegnato al Bologna per un contatto in area di rigore Verdi-Molinaro. Damato a velocità di gioco non assegna il penalty, ma viene richiamato e va davanti al mini-schermo, ravvisando invece un contatto. Nel frattempo aveva ammonito Verdi per simulazione: tornando sui propri passi, il fischietto di Barletta toglierà chiaramente il giallo comminato all’attaccante felsineo.

NAPOLI-VERONA – Oggetto del contendere è il presunto gioco pericoloso di Koulibaly su Nicolas in occasione del vantaggio azzurro. Abisso non ravvisa irregolarità, Mariani al VAR non lo richiama all’ordine. Osservando la dinamica, difficile per il direttore di gara, fuori area e distante oltre 20 metri dall’azione, valutare la pericolosità o meno del difensore partenopeo. Quel che è certo è che l’uscita di Nicolas non è impeccabile e che Koulibaly guarda sempre il pallone, mai l’avversario. Non sembrano per questo esserci gli estremi per una revisione al VAR e un annullamento del gol, ma qualche minimo dubbio rimane.

 

CAGLIARI-JUVENTUS – Del clamoroso lo ha invece quanto accaduto alla Sardegna Arena tra Cagliari e Juventus. Clamoroso non tanto perché l’errore è estremamente evidente, ma perché in grado, in sole 48 ore, di ribaltare gli elogi al VAR in vere e proprie reprimende verbali. Forse il polverone più grande alzatosi da quando esiste il VAR in Serie A.

In particolare gli episodi sono due: il primo si verifica quando Benatia sbraccia su Pavoletti in occasione dell’azione che avrebbe portato, di lì a poco, alla rete del vantaggio bianconero (nel secondo tempo). Ritorna in mente il fallo di Behrami su Biraschi a Udine: che il VAR possa decidere solamente nel limitare dell’area di rigore appare davvero strano, almeno nei casi come le gomitate o gli stacchi aerei col braccio alto sanzionabili (e non sanzioanti a velocità di gioco).

Quello più grave, invece, avviene poco dopo il vantaggio bianconero: Bernardeschi stoppa con un gesto a dir poco scomposto il cross di Padoin, e lo fa all’interno dell’area di rigore. Calvarese è a distanza di non più di un paio di metri, non ostacolato nella visuale e perfettamente in grado di valutare volontarietà o meno del gesto. Evidentemente, essendo di lì a breve richiamato dal VAR (Banti) e rifiutandosi di andare a rivedere quanto accaduto, manifesterà senza equivoci o di non aver visto il tocco oppure di averlo visto, ma di non averlo ritenuto tale da permettere l’assegnazione del rigore.

Un precedente anche questo, con il direttore di gara che ostenta sicurezza nella propria decisione. Il protocollo IFAB, del resto, parla chiaro: solo l’arbitro può decidere se iniziare una review. Stoppata la revisione, scoperchiate le polemiche. Noi di Buoncalciaotutti lo ripetiamo dall’estate: appena i punti inizieranno a pesare moltissimo ai fini della classifica, certi errori non saranno più digeriti e assimilati con particolare filosofia. E qualche sentore lo si è già avuto. Con Doveri già squalificato, sarà il turno anche di Calvarese?