Finito il calciomercato invernale. Inizia sabato il girone di ritorno del campionato 2017/2018.

Prenderemo  conoscenza delle rose definitive fino alla fine del campionato e per qualche squadra anche della forma che prenderà sul terreno di gioco e se sarà differente rispetto al girone di andata. Difficile pensare che una ventata di mercato in entrata fatto di seconde linee possa mettere da parte tutto quello progettato e insegnato dagli allenatori, compresi quelli subentrati in tutte le squadre, a partire dal luglio scorso.

Finito il calciomercato, per l’ennesima volta non sono usciti i commercianti e trafficanti dal Tempio. Non è successo nulla. Solo show e chiacchere, tanto fumo e poco arrosto. Si è tornati ai tempi di Biscardi e del suo Processo degli Anni 80′. Per fortuna senza urla, con belle donne.

La Cina, dopo che il PCC nell’ultimo congresso le ha levato l’anello al naso, non è stata vicina e non ha salvato i bilanci delle squadre italiane. Senza cinesi, compresi quelli milanesi, tutte le squadre si sono messe a vendere più che a comprare.

Visti uscire Gabigol, Joao Mario ed altri. Ed ecco che tutte le squadre hanno pensato: è un operazione che si può fare anche a gennaio. Sarà il girone di ritorno farci capire se il mercato di gennaio 2018 è stato totalmente  fallimentare.

Foto TanoPress

Fallimentare per tutti gli agenti, procuratori che invocano e suggeriscono acquisti per riparare fratture insanabili, che non potevano risolvere i problemi. La bellezza di questo calciomercato sono stati quelli che giocano in Emilia, con i titoloni su Verdi e Politano. Lezione per tutti: vogliono giocare e non scaldare panchine.

Allora compriamo italiano, li conosciamo nei pregi e nei difetti, sarebbe l’occasione di allontanare dalla mangiatoia tricolore decine di agenti e procuratori esteri affamati che propongono bufale di varie razze .

Tutti insieme appassionatamente: FIGC, Lega, presidenti, procuratori, agenti, calciatori grazie al declino del giornalismo dei fatti rimpolpato dalla tecnologia, vivono su questo calciomercato lungo 365 giorni per far dimenticare i veri problemi del calcio italiano.

A chi serve lo show finale? Solamente a coloro che fanno chilometri per essere inquadrati dalla TV. Non serve a nessuno, senza programmazione non si fanno i contratti. Addirittura non riescono a neanche a stillarli con gli italiani, figurarsi con quelli che arrivano dall’estero.

Il calciomercato invernale bisogna farlo, non pubblicamente, a novembre in sintonia tra Presidente, DS e allenatore, i difetti sono già venuti a galla. Bisogna ripararli e non nelle  ultime 24 ore a disposizione. Bisogna ripeterlo per l’ennesima volta. Operazioni di mercato per due mesi al massimo fino alla partenza per i ritiri, questa dovrebbe essere l’insurrezione del mondo del calcio e di coloro che pagano gli abbonamenti: quelli che sbagliano

Campagne acquisti e vendite dovranno rimediare con le  rose a disposizione oppure cercare l’occasione giusta nell’emergenza  per lanciare giovani della Primavera. Per riparare una  settimana  di calciomercato 15 giorni prima  dell’inizio del campionato,  l’altra sessione  alla fine del girone di andata durante la pausa invernale.

Per i media non contano i fatti ma la nebbia sui fatti durante il calciomercato.

In molti durante il calciomercato sono diventati i cani da guardia dello scoop da annunciare  per primi  e per dare notizie non sempre esatte,  per averne una fanno   anche  i vetrinisti di procuratori e agenti. Fra l’altro qualcuno che non riceve notizie di calciomercato si offende e farebbe di tutto per screditare chi non informa. Nel calcio difficilmente si querela.

Qualcheduno fa apparire i giornali come grandi fogli di carta destinati ad involgere pacchi e i siti internet e le televisioni parodie e commedie di basso profilo dinanzi al tribunale supremo del senso comune, cioè delle persone intelligenti non prese dalla frenesia dell’uso dell’iPhone e della caccia esasperata della notizia fasulla da scovare e da far girare.

Gennaio nel calendario di Frate Indovino sarà segnalato per il calcio italiano come il mese di sogni e…bidoni. Viene chiamato di riparazione. Raramente ha riparato, ha prodotto più bufale. L’unica volta che ricordo che ha portato scudetto e Champions ad una squadra italiana fu con il Milan di Berlusconi nel 1993, che investì 10,7  miliardi per ingaggiare Desailly: attenzione, era il calciomercato che durava solo un mese e si svolgeva in autunno.

Il calciomercato del Genoa è andato in porto come pronosticato da Preziosi da tempo: quadratura  dei bilanci, alla ricerca dell’autofinanziamento. Calciomercato pazzesco e, soprattutto per le cifre, complimenti al Joker, gratificato stamane dai buoni voti dalla stampa sportiva per il colpo di Pellegri al Monaco.  Altro record da Guinness che ha fatto infuriare perfino Raiola a secco di affari, che ha dichiarato che se Pellegri vale 30 milioni Kean ne vale 75.

Ad ogni modo, è il Genoa del girone di andata. I giocatori rimpolperanno solo la rosa rimasta sempre molto ampia, sarà difficile domani stilare la rosa dei 25 da presentare in FIGC e Lega.

La rosa è migliorata con Bessa, che probabilmente non serviva pur essendo un buon giocatore, ma tra quelli girati nel mercato di riparazione è quello con più qualità. Anche Medeiros porta qualità. A questo punto c’è da chiedersi se Ballardini d’accordo con la Società abbia fatto un calciomercato per cambiare strategia tattica. Hiljemark così come il marocchino sono scommesse, sarà il campo a giudicarle.

Ballardini è uno che difficilmente ha dei mal di pancia, lavorerà con quello che ha e cercherà altre soluzioni. Sarà difficile vedere il Genoa cambiare forma sul terreno di gioco? Ballardini non avrà passato gli ultimi giorni di riposo a pensare se cambierà strategia tattica.

Non solo il Balla avrà capito che ci hanno provato, il Joker e compagnia, ad ingaggiare quello che serviva per il centrocampo rossoblu. Ma quando venivano alla luce i nomi di Pizarro e Sanchez si aveva subito l’impressione che non sarebbero potuti arrivare al Genoa, specialmente lo spagnolo protagonista in Champions League.

Tutto si sarebbe risolto se Preziosi fosse stato il presidente del Manchester City, mettendo sul piatto tanti euro solo per scommessa. Adesso società e allenatore devono delineare con precisione il funzionamento delle gerarchie dentro lo spogliatoio, chi è titolare e chi deve essere pronto a sostituirlo: i musi lunghi e le ripicche non servono più a nessuno.

Il Vecchio Balordo deve salvarsi e anche alla svelta. Adesso c’è la volontà da parte di tutti, in particolare tra la tifoseria, di vedere giocare bene facendo vedere la qualità riconosciuta – e assente nel girone di andata- da parte di chi è in rosa, non solo dei difensori.