Mancini e la Nazionale: lo Zenit è arrabbiato titola in prima pagina questa mattina La Gazzetta dello Sport

Per l’annuncio di Roberto Mancini sulla panchina dell’Italia bisognerà attendere il 13 Maggio, giorno in cui terminerà il campionato russo, arrivato ormai agli sgoccioli. Cosa dice la classifica e, soprattutto, come si appresta a chiudere i conti lo Zenit? Il tecnico italiano, già in odore di Nazionale da settimane, rischia di terminare una stagione innovativa con più rimpianti che soddisfazioni. Per Mimmo Criscito – anch’egli pronto a tornare a Genova con un contratto quinquennale – e compagni, però, ci sono ancora due partite fondamentali: prima contro la capolista Lokomotiv a Mosca, quindi il già retrocesso SKA Khabarovsk in casa nell’ultimo atto di un campionato con qualche tassello ancora in movimento. Lo Spartak di Carrera ed il CSKA Mosca sono ancora in corsa per il titolo, Zenit e Krasnodar possono ancora ambire ad un posto in Champions League.

TROPPI PAREGGI? – Le tante occasioni perse nel cammino, contro avversarie notoriamente più abbordabili (ne è una prova il 3-3 contro l’Arsenal Tula dell’ex Artem Dzyuba, distante 11 punti in classifica) hanno complicato il cammino delle stelle biancazzurre. Il primo dato a saltare inevitabilmente agli occhi è proprio il numero di pareggi portati a casa dalla squadra di Roberto Mancini; sono stati 6 gli 0-0 maturati nelle prime 22 giornate di campionato. Solamente l’Ural ad oggi ha ottenuto più segni X nel corso della stagione, ben 13 in 28 partite contro gli 11 dello Zenit. La qualità non manca e le occasioni neanche, come sottolineato dai principali quotidiani sportivi del paese, ma a sostenere la squadra con reti decisive è il solo Aleksandr Kokorin, giocatore lodato a più riprese in conferenza stampa.

L’ultima sfida pareggiata proprio contro il CSKA, come ricordato dallo stesso allenatore, “in termini di qualità del gioco è stato uno dei migliori incontri della stagione”, incontro nel quale “lo Zenit avrebbe meritato di vincere” senza riuscire a concretizzare le tante occasioni sui piedi degli attaccanti. Come per Hulk e Danny nelle passate stagioni, anche Rigoni e Driussi (entrambi con passaporto italiano) devono ancora acclimatarsi in terra sovietica, due stelle affiancate da quel Leandro Paredes arrivato da Roma nella trattativa sfumata per Kostas Manolas.

L’infortunio subìto da Branislav Ivanović nello 0-0 di domenica scorsa renderà poi il lavoro di Criscito, Smolnikov e Mevlja ancor più complicato in vista della supersfida di sabato pomeriggio contro la capolista. La Lokomotiv viagga a luci spente verso il titolo e non ha motivo di frenare (a maggior ragione dopo la sconfitta nel match clou contro il Krasnodar). Archiviata la delusione in Europa League (questa sera le semifinali di ritorno) per mano del Lipsia, lo Zenit sarà in ogni caso costretto a fermarla nella capitale russa se vuole davvero lasciare l’impronta con gli scarponi in una stagione contraddistinta dalle nevicate del secolo. Prima di discutere il futuro, bisogna sistemare il presente.

IN CODA – Rischia la seconda retrocessione ravvicinata l’Anzhi Makhachkala, già passato dalla Serie B nella stagione 2014/15. L’era di Hiddink, Eto’o e Willian è finita da tempo. Se nel 2012 l’obiettivo era il titolo, oggi si è costretti a sperare di strappare un posto ai playout e scongiurare il penultimo posto che vorrebbe dire tornare nell’oblio senza avere la chance di reagire.