A fine gara, dopo il 3-2 maturato sull’Atalanta, c’è anche Michele Sbravati, responsabile del settore giovanile rossoblu, a parlare alla squadra disposta nel campetto a cinque limitrofo rispetto al “San Carlo”. Dopo un lungo discorso per motivare i ragazzi in vista della gara di ritorno cui hanno preso parte anche mister Chiappino e Gianni Blondet, Michele Sbravati si è concesso ai nostri microfoni commentando sia la gara contro l’Atalanta sia gli ultimi, recenti risultati delle giovanili rossoblu.

Un suo commento alla gara?

Partita di altissimo livello contro una squadra, l’Atalanta, che credo abbia 7/8 nazionali, fra italiani e stranieri. Quindi parliamo della favorita per il titolo. Nel primo tempo, la partita si sviluppata da parte nostra in maniera straordinaria sul piano del gioco e della qualità dei gol. Nel secondo tempo loro sono venuti fuori e ci hanno creato qualche problema: normale per quella che è la loro grande qualità. Parliamo di una società che investe tantissimo, che si trova ai vertici negli ultimi 4/5 anni in maniera impressionante. Rimane il rammarico del gol subito al 50esimo, proprio allo scadere: il tempo era già scaduto abbondantemente. Traorè ha fatto questa giocata individuale straordinaria. Ad ogni modo, oggi bisogna fare i complimenti ai ragazzi: sapevamo che c’era equilibrio e che la qualificazione andava tenuta accesa nelle due sfide. Il gol subito alla fine non deve cancellare la grande prestazione dei ragazzi. Penso che la leva 2001 dell’Atalanta negli ultimi tre anni avrà perso non più di 3/4 partite. Di conseguenza, averli sbattuti deve essere motivo d’orgoglio. Se stamattina pensavamo di essere comunque una squadra con delle qualità, usciamo da questa sfida – e devono uscirne i ragazzi – in maniera ancora più consapevole di essere sul pezzo e avere grandi valori. 

Anche oggi un discorso a fine gara alla squadra e la presenza del vicepresidente rossoblu Gianni Blondet a far sentire la vicinanza della società

La presenza dei nostri vertici, l’altra volta del direttore generale Perinetti, oggi di un amico come Gianni Blondet, è importantissima. Fa capire che, al di là delle situazioni contingenti e strutturali che purtroppo non sono all’altezza di una società come il Genoa rispetto alla crescita di moltissime altre squadre non solo di Serie A, ma anche di B e C, noi dobbiamo compensare con le armi che sono state del settore giovanile negli ultimi anni: la gestione degli allenatori e la crescita dei ragazzi. Oggi abbiamo gruppi di ragazzi, dalla Primavera in giù, assai cresciuti dal punto di vista individuale e collettivo. Pronti anche per andare a fare esperienza nei professionisti. Presenza e consapevolezza di quello che è la maglia del Genoa non ci devono mai abbandonare.

Un bilancio sulla stagione del settore giovanile rossoblu?

“Essere competitivi rimane il nostro obiettivo. La società, come settore giovanile, si pone l’input di formare giocatori per il professionismo. Credo che avere squadre e gruppi competitivi possa contribuire a creare giocatori competitivi. La teoria che non importa avere le squadre forti o vincere, tanto l’importante è fare giocatori, non è così automatico: è più facile fare giocatori forti in squadre forti. Il Genoa peraltro si attesta anche quest’anno fra le sei società che hanno portato tre leve nei playoff: è motivo d’orgoglio che premia il lavoro della scuola calcio e di tutti i tecnici. Abbiamo gruppi costruiti per la maggior parte da ragazzi locali: anche oggi nella rosa ce n’erano 14 provenienti dalla scuola calcio – con due fuori diventerebbero 16 – e dall’attività di base. E tutti liguri e genovesi. Questo è l’impegno che si prefissa la società. Sono usciti già tanti giocatori dal settore giovanile. L’altra sera ha esordito in Nazionale Rolando Mandragora, che fa salire a 4 il numero di giocatori cresciuti nel nostro settore giovanile rossoblu che hanno esordito in maglia azzurra negli ultimi cinque anni: quasi uno all’anno. Quando per molti anni era stato difficile creare quasi un calciatore professionista. Credo che ce ne saranno altri

E la crescita della Primavera sarà ancora nelle mani di mister Carlo Sabatini

“Non è mai stato in dubbio. La società ha programmato come minimo un biennio con mister Sabatini e non c’è mai stata una ricerca di un altro tecnico. Il direttore sportivo della Primavera, Carlo Taldo, è perfettamente consapevole che questo era l’intendimento della società. Le voci uscite sono completamente infondate. La Primavera, del resto, è arrivata nona con tutte squadre di Serie A. Sabatini ha svolto un ottimo lavoro e ha fatto un cammino importante pur col rammarico finale di qualche sconfitta: risultato e annata sono comunque positive. E quindi si va avanti”.

Foto TanoPress
Foto TanoPress