Mondiale o Mundialito? Arrivati ai quarti di finale la domanda potrebbe essere pertinente. L’oro del mondo calcistico, la Coppa più bella del Mondo è a disposizione di Uruguay, Francia, Brasile, Belgio, Russia, Croazia, Svezia ed Inghilterra.

Tutti i pronostici della viglia abbattuti, ne rimane solamente uno: il Brasile di Neymar, troppo frettolosamente nominato l’ultimo Re, la stella giusta per vincere il Mondiale. Calma, per arrivare agli ottavi i verdeoro hanno battuto il Costa Rica e la Serbia, pareggiando con la Svizzera. Il Re è stato assente.

Andando in una agenzia di scommesse bisognerebbe preferire e puntare sulla squadra fino ai quarti più meritevole della Coppa d’Oro: l’Uruguay. Sia per il gioco, per i suoi attaccanti e perché il Mondiale non solo russo è di chi se lo prende, di chi ha qualcosa dentro che spacca ogni previsione. La Celeste ha Tabarez, uno con le stampelle in panchina e un terribile morbo che giorno dopo giorno gli sta togliendo l’uso degli arti. I ragazzi di Tabarez l’hanno capito, corrono, difendono, si stringono intorno al tecnico che sempre seduto in panchina guida la squadra. Laxalt ancora rossoblu a quarti a chiudere come il migliore esterno del mondo dopo la prestazione contro il più forte calciatore alla vigilia del Mondiale russo: CR7, Cristiano Ronaldo.

Perché il pronostico è per l’Uruguay? Perché è squadra, indipendentemente dal modulo o dai numeri. Francia,  Brasile e Belgio sono forti in fase d’attacco ma preoccupanti nei buchi nel cuore del gioco con squadre spezzate. La Francia contro la Celeste non avrà le praterie a disposizione e faticherà; Brasile-Belgio sarà la gara delle stelle in attacco, chiamate a fare la  differenza, anche se il Brasile di Tite ha assortito una squadra europea nella propria metà campo e davanti ha lasciato spazio alla fantasia della samba calcistica. Un Brasile concreto e la presunzione verdeoro degli scorsi mondiali non è apparsa nelle gare giocate.

La Croazia in quanto a qualità non è seconda a nessuna. Se la Russia, ovvero le nuove Furie Russe, troverà l’antidoto nella marcatura di Modric, non la passeranno liscia i balcanici.
La Finale Russia contro Svezia sarebbe il trionfo del populismo, i Davide che hanno sconfitto i Golia facendo tutto all’italiana. Catenaccio e contropiede: due espressioni chiave che rimbombano dagli anni ’50. Il primo per l’attuale calcio è un vocabolo dispregiativo e viene camuffato dai cronisti con squadre corte spazi ristretti, il secondo è la conseguenza del primo, prima non prenderle: mica puoi perdere se non lasci fare gol all’avversario, se si sbilancia in avanti è facile colpirlo.

La Svezia è la vera sorpresa, orfana di Ibrahimovic, spocchioso anche nella pubblicità della carta di credito. Tutti per uno uno per tutti darà fastidio fino alla fine. Granqvist è il leader e il Davide del Mondiale russo, simbolo della fede e del coraggio contro i presunti giganti del calcio mondiale. Farebbe comodo un suo ritorno, anche se datato, al Vecchio Balordo.

Penalty save the Queen. L’Inghilterra contro la Colombia agli ottavi ha sfatato la maledizione dei calci di rigore (6 eliminazioni tra Mondiali e Europei) ma non quello del gioco, poco come anche nel girone eliminatorio contro Tunisia e Belgio, con in mezzo l’illusorio il 6 a 1 sul Panama. Con la Svezia farà fatica e i supplementari contro la Colombia peseranno nelle gambe degli albionici.

E’ un Mondiale semplice e per noi italiani sembra assistere a film western come la lotta tra il bene e il male. La Germania a casa è stato un bel cominciare. Altra Corea dopo 52  anni e finalmente le risate giustamente ingiuriose e beffarde sono per i Panzer tedeschi. Arrivati in Russia strombazzando i miracoli del loro calcio si sono dimostrati ”brocchetti”  vuoti come canne al vento. Dismessi Cristiano Ronaldo e Messi. Cristiano Ronaldo ha qualche attenuante in più visti i compagni in campo, Messi oltre alla sua maledizione – non ha mai vinto nulla con la maglia della Seleciòn – ha anche contribuito facendo comunella con l’allenatore Sampaoli, il più deriso del Mondiale che per non infastidire la pulce ha fatto giocare una squadra senza centravanti uscendo dalla competizione con Higuain, Dybala, Aguero in panchina.

La guerra tra catalani e spagnoli ha giocato un brutto scherzo. Le bombe calcistiche prima del Mondiale avevano già stravolto la Spagna. Don Chisciotte prima del Mondiale avrebbe detto: “Vale più una parola al momento giusto che cento nel momento sbagliato”.  La vittoria del Real Madrid nell’ultima Champions, gli annunci di Zidane di andare via e quello di  Cr7 “è stato bello giocare nel Real” hanno contribuito alla debacle spagnola, considerati gli equilibri  dentro lo spogliatoio che da sempre hanno avuto molti punti in comune tra quello del Real e della Nazionale. La bomba finale è stata del Presidente madrileno Florentino Perez quando a due settimane dall’inizio ha scippato l’allenatore alla nazionale iberica: tempi sbagliati .

Il nuovo c.t. Fernando Hierro, legatissimo al Real Madrid, non è riuscito a portare pace dentro uno spogliatoio che assomigliava ad una polveriera. Ha combatuto contro i mulini a vento con un gioco alla catalana, tanti passaggi orizzontale e nessuno che si muoveva tra le linee. Gioco che si poteva fare con Messi nel Barcellona, Xavi e Iniesta giovanotti nelle Furie Rosse del passato.

Questo Mondiale non insegnerà nulla al calcio italiano, ai dirigenti sulle poltrone più alte che oltre a tutte le modifiche ai cambiamenti elettorali non si preoccuperanno del futuro e  del che nei prossimi Mondiali (fra due) ci saranno in campo 48 squadre, ovvero altri fastidiosissimi Davide.

Se qualcuno dei poltronisti FIGC  penserà alla fine del Mondiale che anche senza l’Italia in campo abbiamo goduto per le altre eliminazioni, scaverebbe un ulteriore fossa al pallone azzurro. Il Mondiale dovrebbe anche insegnare  guardando le squadre arrivate ai quarti di finale ed anche le altre, non per i colori delle facce, che tutte le nazioni – anche quelle più nazionaliste – schierano calciatori non portati dalle loro cicogne. Mancini, prova a fare un elenco di tutti quelli insoddisfatti che giocano in Italia e non hanno partecipato al Mondiale Russo o in panchina nelle nazionali di nascita e trovagli un nonno, una nonna: non sarà  difficile.

L’ultima del Mondiale russo il coefficiente fair play. Il Senegal, l’unica squadra africana che poteva giocarsi gli ottavi è andata a casa perché giungendo alla pari con il Giappone con tutti gli altri valori della classifica ha preso più cartellini gialli. Sic! Se fossero stati alla pari anche con i provvedimenti disciplinari si sarebbero contati i calci d’angolo? Al VAR Mondiale dedicheremo altro pezzo.