Si è svolto questa mattina, nella cornice del MEI (Museo Internazionale dell’Emigrazione Italiana) l’incontro tra tifosi, stampa e Guillermo Luis Barreira, nipote del Filtrador, giocatore che ha sommato 67 presenze e 36 reti segnate in rossoblù.
All’incontro, moderato da Arianna Censori, genealogista esperta di storie migratorie e facente parte di Italea Marche, erano presenti il Presidente della Regione Liguria Marco Bucci, l’Assessore allo Sport del Comune di Genova Alessandra Bianchi, il Presidente della Fondazione MEI Paolo Masini, il Reggente della Fondazione Genoa 1893 ETS Eugenio Segalerba, lo storico del calcio Massimo Prati (arrivato da Ginevra per l’occasione e autore di un intervento sui primi giorni di Stabile a Genova, ndr), lo scrittore e storico dell’Huracán Gonzalo Hernan Minici e il Priore emerito di Genova Giovanni Poggi, che ha consegnato una copia dell’atto di nascita della figlia di Stabile, Jolanda Elena, nata a Nervi nel 1933 e madre del nipote e ospite Guillermo Luis Barreira.
È stato un momento di unione tra due mondi che non si erano mai davvero separati in 95 lunghi anni, il mondo dell’Argentina e quello dell’Italia, paese nel quale erano impiantate le radici della famiglia Stabile. Guillermo Stabile arrivò al Genoa da capocannoniere del Mondiale 1930, atteso da migliaia di tifosi sulle banchine della Stazione Marittima, che aveva visto la propria nascita solamente qualche mese prima. Il Genoa era, all’epoca, la squadra europea di maggiore fama e il salto, per Stabile, fu di quelli che non si dimenticano. Così come non dimenticarono i tifosi il suo esordio, due giorni dopo l’arrivo a Genova da Barcellona. Subito in campo al Ferraris contro il Bologna fu autore di una tripletta.
Non solo. Dopo il racconto in video della storia di Guillermo Stabile per voce di Gonzalo Hernan Minici, a prendere la parola è stato il Presidente del MEI, Paolo Masini, che ha colto l’occasione per annunciare la nascita di un bellissimo progetto, quello del “Civico delle Radici“. Di cosa si tratta? Si tratta di una targa che, attraverso un QR code affisso dalle case di partenza degli emigranti (nel caso di Stabile, a San Pietro al Tanagro, comune in provincia di Salerno) permetterà di scoprire quale emigrante sia partito da quella casa e quale sia la sua storia. Un’operazione tanto semplice quanto simbolica e importante perché riannoda i fili con la storia d’Italia e coi milioni e milioni di italiani che, nel Novecento, sono partiti per il resto del mondo, mantenendo una parte delle loro radici nel Bel Paese. La prima di queste targhe sarà proprio quella di Guillermo Stabile.
IL NIPOTE DI GUILLERMO LUIS BARRIERA – “Persona ancora capace di sognare” è come definisce il nipote di Guillermo Stabile la genealogista Arianna Censori, che prosegue nel raccontare la sua storia: “Entrato nella forza aerea, facendo carriera, si è specializzato nella difesa aerea realizzando corsi di artiglieria anti-aerea. Nel 1999 ha acquisito il titolo di capitano. La morte dei genitori impose un riordino della casa, perciò Guillermo e tutta la famiglia decisero di riordinare la casa e tutti i documenti e le lettere del nonno, Guillermo Stabile “El Filtrador”. Fu un desiderio di riscoprire la propria identità e il proprio senso di appartenenza. Un viaggio delle radici per riscoprire il proprio posto all’interno della storia familiare”. Assieme al nonno sta ripercorrendo il viaggio fatto dal nonno, passando da Madrid a Barcellona, da Genova, prima tappa italiana, a Zurigo fino a Napoli e al comune di origine, quello di San Pietro al Tanagro.
LE PAROLE DI MARCO BUCCI – “Dal Palazzo della Commenda sono partiti circa il 90% degli emigranti italiani. Nel periodo che va da fine Ottocento fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, sono partiti circa 18-19 milioni (che diventano 27 milioni fino al 1961, ndr). Le navi partivano da qui e da Napoli e da Genova se ne andavano verso America del Nord, del Sud e Asia. Nelle prime fasi dell’emigrazione, la gente dormiva qui e la Commenda serviva come ospizio per chi dormiva qui e poi, la mattina successiva, si imbarcava. Questo edificio e ogni sua pietra raccontano storie di persone che hanno utilizzato il mare per trasferirsi e viaggiare. Io ho fatto l’emigrante per ventidue anni e queste cose mi toccano parecchio, perché quando si lascia una terra senza sapere se si tornerà, si ha tutto un movimento interno che porta a pensare cose incredibili, soprattutto se si tratta della terra dove si è nati”.
“Sottolineo anche il fatto che, quando ero in America, gli italiani volevano avere legami con la loro patria, come successo in questo caso – ha spiegato Bucci – Fare il viaggio di andata e anche quello di ritorni, magari facendolo coi figli e con la generazione prossima, è un altro fatto importantissimo. I legami con le radici sono importantissimi e non si possono tagliare, altrimenti si perde una porzione estremamente importante di cultura. In questo caso è stato creato un grande legame tra emigrazione e sport, che permettono di fare questi viaggi sia di andata che di ritorno. A Genova abbiamo avuto la fortuna e l’onore di avere questo grande giocatore, Guillermo Stabile, che ha arricchito non solo le nostre capacità sportive con una squadra di calcio qui di Genova, ma soprattutto ha consentito di fare questo viaggio di ritorno nella propria terra”. Il Presidente di Regione ha raccontato anche dell’atto di registrazione di Guillermo Stabile a Genova, che lo riguarda da vicino. Infatti, una volta arrivato in Liguria, El Filtrador si era registrato presso gli uffici comunali di Nervi e il testimone di questa registrazione fu il papà della suocera di Marco Bucci. All’evento erano presenti, non a caso, sia la suocera del governatore regionale che il fratello della suocera.
LE PAROLE DELL’ASSESSORE ALLO SPORT BIANCHI – “Un benvenuto a Genova a Guillermo da parte mia e del sindaco reggente Piciocchi. È un onore e un piacere ripercorrere la storia importante di una figura iconica e fondamentale del calcio, legata al Genoa, di cui è entrato nella Hall of Fame non solo per le gesta sportive, ma anche per quel senso di appartenenza che ci insegna lo sport. Indossare una maglia coi suoi colori fa sentire parte di una comunità. Penso che il voler tornare nella terra d’origine dei genitori sia stato dettato da quello, dall’essere all’apice della carriera, capocannoniere di un Mondiale, scegliendo un club che lo ha riportato vicino alle proprie origini. Un grande ringraziamento al MEI perché, grazie a queste storie, andiamo a scoprire materiale e documenti che ci riportano alle storie passate. Immagini importanti anche per lo sport, per riassaporare ed entrare nella storia del nostro mondo sportivo. Come ha detto prima il Presidente, da Genova sono partiti emigranti che hanno fondato Boca Juniors e River Plate. E poi ci sono state figure importanti come Julio Grondona, Presidente della Federcalcio argentina e poi Presidente della FIFA. Genova ha dato vita a storie importanti di sport che permettono anche di avere un ritorno, di andare a riscoprire quelle origini”.
LE PAROLE DI EUGENIO SEGALERBA – “È stato un piacere per noi della Fondazione Genoa 1893 partecipare a questo convegno alla ricerca della memoria. Cerchiamo di dare un contributo perché curiamo, in particolare, il Museo del Genoa, il primo tematico in Italia. Ne siamo orgogliosi. Abbiamo un comitato di storici che, a livello nazionale, non credo esista per serietà e perizia di documentazione. La storia di Guillermo Stabile è una storia incredibile. Nel 1930 era il giocatore più forte del mondo, il capocannoniere del primo campionato del mondo, a Montevideo. Lui, da capocannoniere del Mondiale e all’apice della gloria, un mito, sceglie di andare in Europa a giocare in una delle squadre più forti del mondo, che in quel momento era il Genoa. Tendiamo troppo spesso a dimenticarlo. È come se Mario Kempes, nel 1978, campione del mondo e capocannoniere della competizione, avesse preso e fosse andato a giocare nel Genoa. La riscoperta di un episodio così importante non solo per la storia del Genoa, ma anche del calcio italiano, testimonia il fatto che già allora il campionato italiano era già all’apice nel mondo”.
LE PAROLE DI GUILLERMO LUIS BARREIRA – “Ho molto materiale di questo viaggio verso Genova, per fortuna. Possiedo le tre lettere che mio nonno scrisse al porto di Santos, a quello di Barcellona e a quello di Genova, il giorno prima alla partita col Bologna. L’ultima lettera è stata scritta dopo la partita col Bologna con tutti i dettagli dell’aver potuto dormire nella casa di Sanguineti (allora presidente del Genoa, che lo andò ad aspettare a Barcellona per fare il viaggio assieme a Stabile fino a Genova, ndr). Un ragazzo di 24 anni che raccontava come il macellaio aavesseveva raccontato a tutto il mondo di aver venduto la carne alla signora Stabile, che raccontava come la gente lo amasse e lo chiamasse il “salvatore” di Genova. Erano racconti di un ragazzo di 24 anni che si trovava in questa situazione e raccontava con affetto a sua mamma e ai suoi fratelli di aver dormito in casa di un inoffensivo anziano, il presidente del club più importante del momento. Ricordiamoci che aveva nove fratelli e, in qualche modo, aveva sempre cercato di aiutare la famiglia. Oggi voglio provare a vivere, in questo viaggio di circa un mesetto, una piccola parte, ventitré giorni della vita di mio nonno. È un modo per ringraziare Genova per come ha trattato mio nonno e racconto costantemente alla gente dell’Huracàn del lavoro del Museo del Genoa e di come sono stato accolto nel 2018, da Giovanna Liconti, Giovanni Villani, Bruno Lantieri e Massimo Prati. A mio modo di pensare, il Museo del Genoa è tutto ciò che è bello. Genova è un posto che fa parte della mia vita”.