In un’intervista a L’Ultimo UomoJunior Messiasche oggi all’allenamento a porte aperto era regolarmente in campo e ha disputato tutto l’allenamento col resto dei compagni – ha spiegato da dove siano nati i tanti infortuni di questa stagione. Una stagione non semplice, dove ha trovato nei tifosi e nello staff del club, oltre che nella società, un supporto costante.

Non è stato un periodo facile, per niente. Da fuori cinque mesi di assenza non sembrano tanti, ma per un infortunio lo sono, soprattutto perché all’inizio non sembrava nulla di grave – ha spiegato Messias – E infatti sono rientrato ad allenarmi sul campo quattro o cinque volte in questi mesi, ma poi succedeva sempre la stessa cosa, una ricaduta nello stesso punto. Abbiamo cercato di capire se fosse la caviglia, il ginocchio, il polpaccio – perché succedeva sempre qualcosa al polpaccio, ma non sapevamo da dove avesse origine. Alla fine siamo riusciti a capire che si trattava di un problema alla cartilagine del ginocchio, per cui quando correvo, e soprattutto quando facevo dei cambi di velocità, rischiavo di sovraccaricare il soleo. Per fortuna, comunque, dopo che abbiamo capito meglio il problema siamo riusciti a superarlo“.

Chiaramente, anche alla luce della stagione che si sta concludendo, rimangono poche le occasioni per guadagnarsi una riconferma, visto che il contratto è in scadenza nel giugno 2025. Alla domanda sul proprio futuro, Junior Messias ha risposto così: “Penso alla giornata, e a godermi ogni giornata. Adesso sono concentrato sul finire bene questa stagione e trovare la forma migliore, poi si vedrà. Mi trovo benissimo comunque, con tutti: i miei compagni, i ragazzi dell’infermeria, il mister, lo staff, il direttore sportivo. Siamo una bella squadra, un gruppo unito, e ora i risultati stanno arrivando, siamo a metà classifica. Quindi sì, sono felice qui“.

Nell’intervista Junior Messias parla anche del supporto che ha trovato in una figura presente in società, un fisioterapista che conosceva dai tempi di Crotone. Ne traspare l’importanza di avere anche un confronto con altre persone, per condividere i propri pensieri. Un passaggio che scomoda un tema, quello della salute mentale, che Junior Messias aveva affrontato alcune settimane fa ai microfoni di UISP Genova, in un’intervista inserita nel progetto “SIC! – Sport, Integrazione e Coesione” contro le discriminazioni razziali (clicca QUI per vederla integralmente).

Si parla tanto della salute fisica, del fatto che dobbiamo mangiare bene, che dobbiamo fare sport, che dobbiamo bere tanta acqua. Però non si parla mai della salute mentale, che secondo me al giorno d’oggi è la cosa più importante. Perché secondo me le cose che succedono oggi con la mente, con la testa, sono peggio che  bere un refrigerante, che fare qualcosa per la salute fisica. Secondo me si parla molto poco della salute mentale, non solo dei giocatori, ma in generale. Nelle settimane scorse mi è capitata una cosa: ho perso un cugino in Brasile, che si è suicidato. Per quello dico: la salute mentale delle persone ultimamente è un po’ più debole. Anche per questo, per i social, per la vita che fanno vedere gli altri, che poi non è vera. Non riusciamo a tornare indietro, perché non riusciamo a tornare indietro, però dobbiamo dare più importanza agli psicologi, ai dottori che lavorano con la testa. Non è facile perché è difficile che le persone si aprano e parlino. È un aspetto nascosto, che la gente magari preferisce vivere da sola o che magari neanche percepisce di avere. È difficile una persona si apra, perché magari pensa che intanto non risolve il fatto di parlare o fare. Secondo me, invece, potrebbe sicuramente aiutare“.


Genoa, allenamento a porte aperte. Il resoconto da Pegli